Fatto sta che la sera del 31 è stato davvero illuminante guardare lo speciale Blob 2007.
Il peggio che la televisione è stato in grado di infliggerci durante questi 12 mesi, non solo per i contenuti ma per le “facce” immortalate. Le solite millionarie
De Filippi e
Ventura,
Mastella che canta in napoletano,
Pecoraro Scanio e
Mussolini che ballano a braccetto, Mussolini e
Sgarbi che fanno finta di litigare,
Vespa assorto tra i suoi nei, la sagoma di
Ferrara, ovviamente il Berluska, eccetera, eccettera, eccetera.
Mai come mai, rivedendola in un veloce mix succulento ed agghiacciante (l’ossimoro è obbligatorio), ci si rende conto di come la nostra televisione sia sprofondata a livelli talmente bassi.
E’ questo riguarda solo il
“frontend”, cioè i contenuti offerti in pasto al pubblico, senza considerare i retroscena e le manovre occulte che regolano la gestione dei palinsesti Rai, Mediaset e La7.
Insomma la solita melma stagnante.
Si dirà: sono discorsi triti e ritriti, da anni si parla del declino della televisione generalista, gli esperti hanno pubblicato migliai di saggi, centinai di convegni, e tutti più o meno (tranne i trinariciuti che nella fogna ci sguazzano e vi hanno costruito brillanti carriere) convengono sulle nuove opportunità offerte sia dal satelitte che dal digitale terrestre, ma soprattutto da internet e dal
web 2.0.
Ormai una fetta sempre più larga di persone, giovani e non, raramente accendono il telecomando per assimilare passivamente i contentui dallo schermo, ma navigano tra le varie piattaforme di videosharing e costruiscono la propria televisione realizzando direttamente i contenuti del futuro, grazie all’ormai consolidato (ma con potenzialità ancora inarrestabili) fenomeno dell’
user generated content.
Anche questo argomento è già stato mille volte affrontato, ma ciò che mi preme sottolineare è che purtroppo, checchè ne dicano i sondaggi e le tendenze, la classica icona della casalinga di Voghera, almeno in Italia, è tuttora in voga ed è una presenza ingombrante nel cammino verso l’evoluzione (per non dire rivoluzione, termine che tanto dispiace al mio collega
Salvatore Di Taranto) del panorama informativo-mediatico italiano.
Se guardiamo a molte regioni del Meridione, ad esempio, il gap è enorme. In
Calabria non esiste una connessione
Fastweb, il tasso di connettività di famiglie che utilizzano internet in casa è tra i più bassi d’Europa e tra i paesi così detti
“civilizzati” (termine tra l’altro orribile e privo di senso).
La televisione, per la maggioranza degli italiani, la fa ancora da padrone in casa e nella costruzione della famosa agenda setting personale (insieme ai giornali per i più colti).
Più che un sinonimo di pessimismo, questa constatazione è in realtà una spinta per proseguire nel prezioso lavoro che da tempo noi di
The Blog Tv e tanti altri soggetti attivi (i blogger ed i milioni di utenti internet) stiamo portando avanti per cambiare profondamente lo status quo.
Non è solo questione di nuovi mercati e possibili investimenti (quanto si è parlato di marketing e sulle infinite opportunità di businnes legato allo sviluppo della pubblicità sul web!) ma soprattutto di un cambiamento profondo di mentalità.
Non è più possibile, nel 2008, che un’azienda televisiva pilotata da rappresentanti politici corrotti decida tranquillamente di agitare lo spauracchio della censura per intimidire le voci ribelli ed obbligare gli artisti al timido conformismo politically correct.
Non è ammissibile per noi che lavoriamo nel mondo del web, dove le menti creative trovano libero spazio per sviluppare la fantasia (nonostante i
Filippo Facci di turno) ed informare senza i filtri ovattati del potere. Si tratta, solo per usare un eufemismo, di un putrido retaggio di un passato che vogliamo lasciarci alle spalle per sempre.
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