PARTE BLISTER!

21 02 2008

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Grandi novità nel variegato panorama dell’user generated content, sempre più visibile non solo sul web ma anche sui canali televivi nazionali, grazie all’intenso lavoro svolto da The Blog Tv, la prima società in Italia che produce format e contenuti ugc.

Domani alle 19.00 partirà un programma tutto speciale, Blister, Pillole dal web, in onda su All Music in compagnia del dj Albertino.

Sarà una grande occasione per i vlogger italiani e non solo di far valere e mettere in mostra la propria creatività.

Insomma liberate la scimmia che è in voi!

Per maggiori info e curiosità andate sul blog di Blister, o direttamente sul sito di Blister su All Music.





ANNO NUOVO ROBA VECCHIA

4 01 2008

Iniziare il nuovo anno con Del Noce che stappa una bottiglia di spumante (spero non di champagne per le povere tasche degli abbonati Rai e dei cittadini riminesi) e tracanna sbavando per terra, non è l’augurio migliore per un 2008 diverso.

Fatto sta che la sera del 31 è stato davvero illuminante guardare lo speciale Blob 2007.
Il peggio che la televisione è stato in grado di infliggerci durante questi 12 mesi, non solo per i contenuti ma per le “facce” immortalate. Le solite millionarie De Filippi e Ventura, Mastella che canta in napoletano, Pecoraro Scanio e Mussolini che ballano a braccetto, Mussolini e Sgarbi che fanno finta di litigare, Vespa assorto tra i suoi nei, la sagoma di Ferrara, ovviamente il Berluska, eccetera, eccettera, eccetera.
Mai come mai, rivedendola in un veloce mix succulento ed agghiacciante (l’ossimoro è obbligatorio), ci si rende conto di come la nostra televisione sia sprofondata a livelli talmente bassi.
E’ questo riguarda solo il “frontend”, cioè i contenuti offerti in pasto al pubblico, senza considerare i retroscena e le manovre occulte che regolano la gestione dei palinsesti Rai, Mediaset e La7.
Insomma la solita melma stagnante.
Si dirà: sono discorsi triti e ritriti, da anni si parla del declino della televisione generalista, gli esperti hanno pubblicato migliai di saggi, centinai di convegni, e tutti più o meno (tranne i trinariciuti che nella fogna ci sguazzano e vi hanno costruito brillanti carriere) convengono sulle nuove opportunità offerte sia dal satelitte che dal digitale terrestre, ma soprattutto da internet e dal web 2.0.
Ormai una fetta sempre più larga di persone, giovani e non, raramente accendono il telecomando per assimilare passivamente i contentui dallo schermo, ma navigano tra le varie piattaforme di videosharing e costruiscono la propria televisione realizzando direttamente i contenuti del futuro, grazie all’ormai consolidato (ma con potenzialità ancora inarrestabili) fenomeno dell’user generated content.
Anche questo argomento è già stato mille volte affrontato, ma ciò che mi preme sottolineare è che purtroppo, checchè ne dicano i sondaggi e le tendenze, la classica icona della casalinga di Voghera, almeno in Italia, è tuttora in voga ed è una presenza ingombrante nel cammino verso l’evoluzione (per non dire rivoluzione, termine che tanto dispiace al mio collega Salvatore Di Taranto) del panorama informativo-mediatico italiano.
Se guardiamo a molte regioni del Meridione, ad esempio, il gap è enorme. In Calabria non esiste una connessione Fastweb, il tasso di connettività di famiglie che utilizzano internet in casa è tra i più bassi d’Europa e tra i paesi così detti “civilizzati” (termine tra l’altro orribile e privo di senso).
La televisione, per la maggioranza degli italiani, la fa ancora da padrone in casa e nella costruzione della famosa agenda setting personale (insieme ai giornali per i più colti).
Più che un sinonimo di pessimismo, questa constatazione è in realtà una spinta per proseguire nel prezioso lavoro che da tempo noi di The Blog Tv e tanti altri soggetti attivi (i blogger ed i milioni di utenti internet) stiamo portando avanti per cambiare profondamente lo status quo.
Non è solo questione di nuovi mercati e possibili investimenti (quanto si è parlato di marketing e sulle infinite opportunità di businnes legato allo sviluppo della pubblicità sul web!) ma soprattutto di un cambiamento profondo di mentalità.
Non è più possibile, nel 2008, che un’azienda televisiva pilotata da rappresentanti politici corrotti decida tranquillamente di agitare lo spauracchio della censura per intimidire le voci ribelli ed obbligare gli artisti al timido conformismo politically correct.
Non è ammissibile per noi che lavoriamo nel mondo del web, dove le menti creative trovano libero spazio per sviluppare la fantasia (nonostante i Filippo Facci di turno) ed informare senza i filtri ovattati del potere. Si tratta, solo per usare un eufemismo, di un putrido retaggio di un passato che vogliamo lasciarci alle spalle per sempre.




IPOCRISIA A FILO D’ERBA

5 12 2007

Il sistema calcio italiano, malato come la quasi totalità delle istituzioni nel nostro paese, non poteva inventarsi una buffonata peggiore del “terzo tempo”.

A fine gara le due squadre saranno “obbligate” ad un gesto di fair play imposto burocraticamente dalla Lega a partire dal prossimo anno.
Ma quale razza di cerimoniale ipocrita dovremmo sorbirci noi poveri spettatori passivi?
Umiliati dagli scandali societari, dal doping, dallo strapotere delle lobby televisive e dei ricchissimi club (pieni di debiti), senza considerare la ripugnante violenza di troppi tifosi imbarbariti, adesso ci tocca ingurgitare la messa in scena di una sportività che nel nostro calcio purtroppo non esiste.
Quanto è successo in Fiorentina-Inter è stato bello ed ammirevole per il semplice fatto che è risultato “spontaneo”, non pilotato e tanto meno pre-meditato.
Ha colpito il gesto distensivo che istintivamente i giocatori si sono scambiati a fine gara.
Adesso estendere per direttiva un semplice “segno di pace” a tutti i campi, a tutte le squadre e per tutti i giocatori, se non è naturale e non proviene “dal cuore”, si rivela solamente una patetica sceneggiata.
Il “terzo tempo” è stato definito anche in maniera impropria perchè nel rugby (al quale i nostri guru della Lega si ispirano) indica l’incontro conviviale post-partita ed immagino che venga davvero sentito dai giocatori, che hanno interiorizzato nel tempo questa pratica, perfettamente in sintonia con lo spirito di uno sport tanto duro e macho quanto “corretto”.
Da noi la sportività è solo lontanamente sfiorata e nel calcio si rappresentano i peggiori vizi e gli istinti beceri degli italiani, con qualche lodevole eccezione.
I problemi del nostro calcio sono ben altri, profondi e purtroppo consolidati negli anni, che un semplice fair play da timbro non potrà minimamente scalfire.
Anzi è l’ennesima testimonianza che da noi i veri problemi non si vogliono affrontare per non infastidire la mano invisibile dei poteri forti che regolano e gestiscono tutto nella penombra occulta.