I NEMICI DEL DIALOGO

30 03 2008

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La conversione religiosa è un fatto intimo e personale. E’ risaputo e non si può che concordare. La decisione di Magdi Allam, presa in piena festività pasquale e addirittura per mano del Papa (ma anche i cittadini comuni hanno questo sommo onore?) va nella direzione esattamente opposta. E’ uno sputtanamento mediatico, culminato con il successivo ennessimo attacco alla religione islamica. Il contrario del dialogo, del rispetto e della tolleranza. Peccato per un uomo comunque intelligente come Allam. Se però dovessimo prendere per buona la sua teoria secondo cui l’Islam è solo strumento di morte, contro la vita (intesa alla Giuliano Ferrara?) non si capisce come mai in Italia nonostante un milione di cittadini musulmani (l’Islam è la nostra seconda religione ufficiale dopo il Cristianesimo) ancora non siamo circondati da attentatori sanguinari, bombe esplosive e violenze di massa. I musulmani italiani sono troppo laici? (lo sapevate che esistono anche musulmani cristiani, buddisti, ortodossi, protestanti e atei!!!).
Oppure, come mai il paese con la più alta percentuale di popolazione musulmana (connotato etnico da non confondere ovviamente con “islamico” che riguarda solo la fede religiosa), ovvero l’Indonesia, non è lo Stato più terrorista del mondo? Eppure ci vivono 180 milioni di musulmani. C’è qualcosa che non quadra.
Una certezza rimane: l’esempio di Magdi Allam, pubblico, ostentato, con tanto di accusa diretta, non è di sicuro un passo ulteriore verso la pace ed il dialogo.
Nonostante il rispetto e la solidarietà per un giornalista costretta a vivere sotto scorta e minacciato di morte.





ETICA CERCASI

2 02 2008

L’altra sera durante la trasmissione Anno Zero, si è veramente constatato quanto in Italia manchi ormai da tempo una concezione “etica” della vita politica e sociale di chi riveste importanti incarichi istituzionali e amministrativi.

Marco Travaglio, raro prototito di giornalista serio e preparato, ha cercato di mettere ordine al caotico dibattito elencando come sempre “i fatti” che sono emersi nell’oscura vita pubblica e privata di Totò Cuffaro.

Il problema è che l’Udc ha spedito in studio un vero kamikaze, il vicesegretario Michele Vietti, con un unico scopo preciso:

Fare caciara continua, interrompere senza un minimo di decenza i propri interlocutori, disturbare, tentare furbescamente di dirottare il dibattito su altri argomenti.

Vietti non incalza mai Travaglio sui fatti, ma sperimenta l’insulto facile, “hai la frustrazione da mancato pm” gli dice, e giù con altre offese personali che nulla c’entravano con le amicizie mafiose del suo padroncino siciliano.

Una strategia pre-meditata, al quale ha dovuto cedere anche lo stesso Travaglio, costretto a rispondere agli attacchi per poi intelligentemente lasciarlo perdere nel suo delirio organizzato.

Fatto stà che i difensori di turno del Cuffaro hanno sfoderato l’unica arma in mano: rispondere alle indagini ed alle condanne della magistratura con il classico appello al terzo grado di giudizio e annessa presunzione di innocenza.

La scontata strategia del paraculismo. In pochi ormai si interrogano sulla “condotta morale” e sulla pessima immagine etica di un politico che governa una regione importante e che si scopre favorire i mafiosi ai danni dello Stato.

Il solo sospetto per mafia dovrebbe mettere tutti d’accordo sull’urgenza di sanzionare e allontanare il sospettato dalle pubbliche istituzione, di isolarlo dal potere di decidere e “gestire” il territorio.

L’inflessibilità dovrebbe agire ancora di più se il personaggio in questione è stato anche condannato per favoreggiamento ai mafiosi e per depistaggio di indagini in corso. Come Totò Cuffaro. Invece i Vietti ed i lacchè Udc di turno (compreso i Casini) non s’indignano, non si vergognano neanche un pò. Anzi difendono a spada tratta il condannato, fino ad attaccare la giustizia, e chi correttamente informa i cittadini sui processi in corso. Una vergogna per il nostro paese.

Se in Giappone i politici si suicidano se scoperti corrotti e se in Inghilterra uomini delle istituzioni rassegnano le dimissioni per non aver versato i contributi alla colf, in Italia neanche i condannati per mafia vanno in galera. Purtroppo finiscono al Senato, e chi fa notare lo scandalo viene tacciato anche di giustizialismo. Un termine che in Europa non capiscono. Quello dei Vietti e dei Casini e di tutta la combriccola (i Ferrara, i Berlusconi, i Battisti, i Latorre, ecc…) non è neanche più garantismo e innocentismo . E’ proprio “preferitismo”. Preferiscono difendere il crimine contro lo Stato, non lo Stato stesso e le sue istituzioni danneggiate.





UN PO’ DI GIUSTIZIA

7 01 2008

Queste sono le buone notizie che ti regalano un pò di fiducia nel futuro e soprattutto rivalutano una giustizia che in Italia è fin troppo martoriata (per usare un eufemismo).

Il Tribunale civile di Palermo ha stabilito che le mogli di Totò Riina e Salvatore Biondino dovranno risarcire i familiari del giudice Paolo Borsellino (la vedova ed i tre figli) con 3 milioni e 360 mila euro.

Finalmente una decisione che “fa giustizia”, soprattutto alla luce delle ultime polemiche sui diversi trattamenti economici tra vittime di mafia e terrorismo, e le relative squallide accuse rivolte da alcuni “autorevoli” (si fa per dire) esponenti politici che rinfacciavano alle varie Sonia Alfano e compagnia bella di “volere solo i soldi” (ma da che pulpito!).

Una cosa comunque è certa: non saranno 3 milioni e mezzo di euro (comunque una cifra finalmente dignitosa, anche se è molto meno di quanto ha preso solo di buonuscita il manager Cimoli dopo aver distrutto l’Alitalia) a riconsegnare alla famiglia l’affetto di un piccolo grande eroe dei nostri tempi. Una persona onesta che credeva nel valore della legalità e nel rispetto dello Stato, al di là delle singole idee politiche.

Punti di riferimento rari nella nostra Italietta dei Berlusconi-Mastella e delle procure “talpe” che distruggono il lavoro di onesti magistrati come De Magistris e Clementina Forleo.

Una piccola luce per un barlume di speranza.