MEGLIO L’IMPRESA CHE L’ANTI-MAFIA

6 03 2008

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L’ultima perla Veltroniana è stata la canditatura dell’irriverente Massimo Calearo, che anni fa inneggiava tranquillamente allo scipero fiscale, salvo rinnegare tutto in questi giorni per questioni di bon ton elettorale (la sua saggezza l’ha spinto ad affermare che evadere le tasse è sbagliato, ma che sublime pensiero filantropico!).

Tra le sue dichiarazioni spicca quella secondo cui “in Italia si lavora troppo poco, rispetto a Stati Uniti e Giappone”. Aggiungerei anche rispetto alla Cina ed alla Corea del Nord, ma l’elenco sarebbe infinito.

Per concludere chiosa “bisognerebbe lavorare 60 ore settimanali”. Altro che la legge delle 35 ore in Francia (eppure è un paese che cresce molto più di noi, chissà come…).

E’ un’idea fantastica. Peccato che gli stipendi negli Usa ed in Giappone siano almeno il doppio dei nostri, ma questi sono solo dettagli superflui. Eppure Calearo non ha aggiunto “lavoriamo 60 ore ma raddoppiamo i salari”, si è limitato alla prima proposta, dimenticandosi poverino la seconda. Che smemorato!

Ma si, sarebbe il caso di continuare a lavorare 10 ore al giorno (in molti già lo fanno e per necessità superano abbondantemente questa soglia) beccandosi 1000 euro al mese (se ti va bene).

I 183 morti sul lavoro nei primi due mesi del 2008, i precari che non riescono a pagarsi il mutuo o l’affitto, i disoccupati, sono un problema secondario. Cioò che conta è lavurà, lavurà, lavurà! Per ingrassare questo sistema produttivo malato che ci vuole solo felici consumatori la domenica al centro commerciale.

P.s. Il mitico Walter ha presentato il tandem Colannino-Calearo, ma si è dimenticato di candidare Peppe Lumia, il vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Meglio pensare all’impresa, la lotta alla mafia può attendere.

Lavurà, lavurà….





UNA PACE A SENSO UNICO

28 11 2007

La conferenza di Annapolis è stata salutata con grande entusiasmo dai media in generale. Per restare a casa nostra, il Tg2 si è spinto a livelli inverosimili, tracciando paragoni con altri incontri storici (Clinton, Rabin ed Arafat) mentre la conduttrice in grande spolvero affermava che “la pace sarà conclusa entro un’anno!”.
C’è poco da rallegrarsi se consideriamo che il ruolo di mediatore è stato affidato a George W.Bush e Coondoleezza Rice, e che a discutere a parte la Siria ed i soliti “amici” Emirati, siano stati esclusivamente il premier israeliano Olmert ed il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen. Cosa c’è di strano?
Semplicemente si è discusso di pace a senso unico, escludendo i veri interlocutori.
E’ stata ignorata Al Fatah, il movimento politico creato nel 1959 da Arafat, che è stato fino al 2006 la massima organizzazione palestinese nella Striscia di Gaza, membro dell’Olp (“Organizzazione per la Liberazione della Palestina” che riconobbe lo stato di Israele dopo gli accordi di Oslo del 1993 e prima ancora nel 1988).
Alla conferenza è stata messa al bando anche Hamas, l’organizzazione terroristica che però ha vinto “democraticamente” le elezioni legislative del 25 gennaio 2006 ed è tuttora a capo del governo palestinese nei territori occupati della Striscia.
Purtroppo gli Stati Uniti e l’Europa giudicano la democrazia un istituto valido solo quando vincono i nostri amici, esercizio da non applicarsi nel caso di elezioni “scomode”.
Una conferenza di pace che escluda Hamas ed Al Fatah è solo una messa in scena, buona per i fotografi ed i giornali e per qualche servizio televisivo, ma non è in alcun modo una soluzione ragionevole ai difficili problemi del conflitto israelo-palestinese.
Fin dal 1976 gli Stati Uniti hanno bloccato il processo di pace, mettendo il veto su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che suggeriva la creazione di due stati sulla base dei confini internazionali (Linea Verde), che traeva spunto dalla precedente risoluzione n.242 del novembre 1967.
Un nuovo compromesso è stato raggiunto alla conferenza di Taba, in Egitto, nel 2001, ma in quel caso fu il primo ministro israeliano Ehud Barak a far saltare l’accordo quasi raggiunto.
Insomma non si può dire che la coppia Israele-Stati Uniti sia la più accreditata a trovare una soluzione utile alla crisi, considerando anche la situazione di milioni di palestinesi costretti a vivere come profughi, trattati da “stranieri in casa propria”, asserragliati nei lager, divisi da un muro orribile, privati di luce, acqua ed assistenza sanitaria. Un vero genocidio, un nuovo Olocausto contemplato impunemente dagli Usa e dalla Comunità Internazionale.
Tutto questo mentre si organizzano conferenze a senso unico dove gli avversari sono assenti e gli interlocutori decidono per gli altri. Difficile avviare un processo di pace estromettendo chi dovrebbe essere l’altro beneficiario, senza coinvolgere tutte le parti in gioco, nemici compresi. Altrimenti è solo un pretesto per pranzare insieme.
Si obietterà: Hamas non riconosce Israele. In parte è falso, perchè i suoi leader hanno ripetutamente invocato la soluzione dei due stati, anche sulla stampa americana. E’ comunque un movimento dal peso politico enorme, che ha operato anche bene nei territori occupati ed in Cisgiordania, prodigandosi per la costruzione di scuole, biblioteche, ospedali e servizi civili per la popolazione palestinese.
Ma su questo non s’indaga, non si fanno inchieste, non si sprecano pagine d’inchiostro o servizi dei telegiornali.
La verità ufficiale sancisce che ad Annapolis si farà la pace entro un anno.
Ricordate di avvisare i palestinesi però.





IL GARANTISMO AMERICANO

8 10 2007

Nello Stato del Minnesota, una casalinga è stata multata per ben 222 mila dollari (circa 153.000 euro) per aver scaricato da Kazaa brani musicali senza copyright.

Una notizia incredibile per tanti, troppi motivi.
Quello principale è che si rovina la vita di una persona per i diritti di qualche major discografica e di qualche viziato artista millionario.
Mi immagino cosa accadrebbe in Italia se un ragazzino di 15 anni si trovasse multato per centinaia di migliaia di euro per non aver pagato i diritti al manager di Jennifer Lopez.
Una roba orribile.
Nel paese dove quasi 50 milioni di americani non hanno assistenza e cure sanitarie, dove Bush rifiuta di estendere le copertura medica gratuita a 6,6 milioni di bambini poveri, ma accetta volentieri di sacrificare migliaia di proletari nel pantano iracheno, ci mancava anche queste delle multe salatissime ai cittadini che scaricano in rete.
Questo sarebbe il garantismo made in Usa, l’efficienza, l’equità e la giustizia del paese più potente del mondo?
Non c’è bisogno di aggiungere altro.