MUTO DEVI STARE

23 01 2008


Un’altra delle bufale che hanno raccontato per infangare l’immagine e l’operato di De Magistris è quella secondo cui il pm avrebbe avuto “un rapporto disinvolto con la stampa ed i mezzi di informazione”, contraddicendo in sostanza il profilo sobrio e riservato che il suo ruolo richiede .

Affermazioni del genere sono state avanzate anche da persone intelligenti come Luciano Violante.
Ma come si possono insinuare queste cose?

De Magistris per anni ha portato avanti le sue indagini nella totale riservatezza (quante persone lo conoscevano in Italia prima che scoppiasse la bagarre degli ultimi mesi?), nonostante l’interferenza continua di alcuni deputati con decine e decine di interrogazioni parlamentari, insabbiamenti e calumnie volte ad ostacolare il suo onesto lavoro.
E’ venuto davvero allo scoperto solo quando Mastella ne ha chiesto formalmente l’avocazione e il trasferimento delle sue funzioni, oltre alla minaccia (resa concreta dalla decisione del Csm) di levargli le indagini. A quel punto un magistrato che deve fare? Stare zitto ed accettare l’ingiustizia? Prostrarsi davanti alle istituzioni anche se il suo lavoro è scomodo per il potere?

De Magistris si è semplicemente difeso, e ha provato a farlo pubblicamente, nella speranza di comunicare a buona parte degli italiani le difficoltà e le frustrazioni di un magistrato onesto quando ficca il naso dove non dovrebbe.
Per far capire a tutti che abbiamo un Ministro della Giustizia implicato in loschi affari, che si permette il lusso di decidere quali pm vanno bene e quali no. E’ ancora più ridicolo che a fare la morale a De Magistris sulle sue presenza mediatiche (alquanto contenute poi) siano proprio quei politici e quei personaggi che da anni infestano con i loro faccioni tutti i salotti televisivi, i telegiornali, sempre intervistati sulla stampa, a fare dichiarazioni su tutto lo scibile umano.

Da quale pulpito si intima a un magistrato a cui hanno tappato la bocca, di non esporsi troppo in tv?
Siamo al paradosso più totale, abbiamo davvero perso il senso della realtà.





FALSE ACCUSE

22 01 2008

Tra le accuse mosse contro De Magistris c’è quella di “non aver informato il suo capo, il procuratore Lombardi, sull’iscrizione al registro degli indagati del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, indagato anche per truffa e associazione a delinquere.
E’ perchè De Magistris non avrebbe avvisato il suo superiore di questa decisione?
Semplice: il figlio della compagna di Lombardi è socio in affari con lo stesso Pittelli, e De Magistris temeva che proprio Lombardi potesse essere la famosa “talpa” nella procura di Catanzaro.
Questo smonta anche la seconda accusa rivolta al Pm, cioè di aver favorito la fuga di notizie sulle indagini.
Falso. Ad aver favorito la fuga di notizie potrebbero essere stato proprio Lombardi, implicato nella oscure vicende sulle quali indagava De Magistris.
Di questo retroscena però la stampa non parla. I giornali si limitano a ripetere le motivazioni del Csm, senza affrontare la questione del difficile rapporto di un magistrato agguerrito ed indipendente contro i suoi superiori “coinvolti”. De Magistris dava fastidio anche a quel pezzo di magistratura che non vuole troppo sporcarsi le mani nel combattere certi interessi, ma preferisce il quieto vivere. Questioni di carriera appunto, e di famiglia.





IL DANNO E’ FATTO

16 01 2008

Può anche darsi che le dimissioni di Mastella vengano confermate (per adesso sono state solo presentate), ma è troppo tardi per arginare i danni compiuti nei confronti della giustizia a delle libertà di questo paese.
Il Ddl Mastella sulle intercettazioni è stato approvato alla Camera il 17 aprile e adesso passerà al vaglio del Senato (con un parlamento bipartisan schierato compatto per mettere il bavaglio ai giornalisti).
Riassumendo brevemente, la genialata del ministro (speriamo ex, ma poco cambia) prevede un aumento delle sanzioni per i giornalisti (astuta arma ricattatoria nelle mani del potere politico) e vieta anche la pubblicazione, parziale o riassunta, di tutti gli atti d’indagine o intercettazioni telefoniche.
In pratica finchè non si conclude il processo in corso (che in Italia si sa rimanda alle calende greche), la stampa non potrà svolgere il suo ruolo principale nei confronti degli indagati: informare correttamente i cittadini sul contenuto delle indagini e sulle “malefatte” degli imputati, che essendo personaggi pubblici eletti, rappresentano il popolo (anche se la porcata della legge elettorale ha ridotto anche questo elemento fondamentale) e devono rispondere ad esso per la condotta delle loro azioni.
I cittadini hanno bisogno di sapere e di essere informati se i loro politici hanno preso tangenti, corrotto un giudice o commesso illeciti di vario genere (non solo di rilievo penale, anche i comportamenti moralmente deprecabili dovrebbero essere messi a conoscenza della pubblica opinione). Senza considerare le pesanti sanzioni che incombono su quei (pochi) cronisti che fanno bene il loro mestiere (informare i lettori ed i cittadini): rischio di un arresto fino a 30 giorni o di un’ammenda da 10mila a 100mila euro.
Tutto questo sarà possibile grazie al Ministro Mastella.
Se questo disegno di legge passerà anche al Senato, com’è probabile nonostante le ripetute proteste della Fnsi e dell’Ordine dei Giornalisti, potremmo dire di aver assestato un ulteriore colpo al già fragile sistema democratico del nostro paese.




SE QUESTO E’ GIORNALISMO

9 10 2007
Il Blog di Beppe è da due anni tra i più cliccati al mondo. Ha sempre scritto cose molto ragionevoli ed importanti, ha svelato misteri, approfondito temi ignorati dai media tradizionali, ha dato voce a centinaia di persone, esperti e gente comune, sui problemi dei nostri tempi.
Ha svolto insomma un ruolo primario nel panorama della triste informazione italiana.
I media l’hanno sempre ignorato e solo ultimamente ne parlano, per convenienza.
L’altro giorno per la prima volta il
Corriere della Sera ha dedicato ad un suo post un articolo tra le prime pagine…Era ora!
Di che si parlava nel testo? Dell’affare
Telecom-Cirio-Parmalat, dei bond argentini, le liste civiche, i condannati in Parlamento, le storie dei lavoratori precari raccolte nel suo libro?
Niente affatto. Naturalmente si riferiva al suo controverso discorso sui Rom.
Ma che strano! Bellamente ignorato per mesi, se non citato di sfuggita per dovere di cronaca, adesso Beppe si trova rappresentato benissimo su uno dei più venduti giornali italiani.
Naturalmente non ho trovato articoli sul suo post del 7 ottobre, dedicato all’attacco di
Sabina Guzzanti al lottizzato Gianni Riotta, e nemmeno sulla solidarietà di migliaia di persone al pm De Magistris.
Questi argomenti non stuzzicano l’appetito delle redazioni.
I giornalisti attenderanno invece un suo nuovo passo falso, e lo pubblicheranno in maniera diligente, ma solo per sputtanarlo a dovere.

Complimenti, questo lo chiamate giornalismo?