IPOCRISIA A FILO D’ERBA

5 12 2007

Il sistema calcio italiano, malato come la quasi totalità delle istituzioni nel nostro paese, non poteva inventarsi una buffonata peggiore del “terzo tempo”.

A fine gara le due squadre saranno “obbligate” ad un gesto di fair play imposto burocraticamente dalla Lega a partire dal prossimo anno.
Ma quale razza di cerimoniale ipocrita dovremmo sorbirci noi poveri spettatori passivi?
Umiliati dagli scandali societari, dal doping, dallo strapotere delle lobby televisive e dei ricchissimi club (pieni di debiti), senza considerare la ripugnante violenza di troppi tifosi imbarbariti, adesso ci tocca ingurgitare la messa in scena di una sportività che nel nostro calcio purtroppo non esiste.
Quanto è successo in Fiorentina-Inter è stato bello ed ammirevole per il semplice fatto che è risultato “spontaneo”, non pilotato e tanto meno pre-meditato.
Ha colpito il gesto distensivo che istintivamente i giocatori si sono scambiati a fine gara.
Adesso estendere per direttiva un semplice “segno di pace” a tutti i campi, a tutte le squadre e per tutti i giocatori, se non è naturale e non proviene “dal cuore”, si rivela solamente una patetica sceneggiata.
Il “terzo tempo” è stato definito anche in maniera impropria perchè nel rugby (al quale i nostri guru della Lega si ispirano) indica l’incontro conviviale post-partita ed immagino che venga davvero sentito dai giocatori, che hanno interiorizzato nel tempo questa pratica, perfettamente in sintonia con lo spirito di uno sport tanto duro e macho quanto “corretto”.
Da noi la sportività è solo lontanamente sfiorata e nel calcio si rappresentano i peggiori vizi e gli istinti beceri degli italiani, con qualche lodevole eccezione.
I problemi del nostro calcio sono ben altri, profondi e purtroppo consolidati negli anni, che un semplice fair play da timbro non potrà minimamente scalfire.
Anzi è l’ennesima testimonianza che da noi i veri problemi non si vogliono affrontare per non infastidire la mano invisibile dei poteri forti che regolano e gestiscono tutto nella penombra occulta.




TRA REGIME E LIBERTA’

27 11 2007


Il Papa ha deciso di non accogliere il Dalai Lama in visita in Italia.
Non stupisce, se consideriamo che il Vaticano privilegia i rapporti con Pechino, anche perchè il Cristianesimo potrebbe continuare a diffondersi nel continente più popoloso del mondo.
Poche migliaia di monaci tibetani, da 50 anni in esilio e stretti nella morsa di un regime militare che non vuole riconoscergli nessuna libertà e gli nega qualsiasi pretesa territoriale, sono tranquillamente ignorati e lasciati tristemente soli.
E’ una civiltà antica, spirituale, fuori dal sistema economico globale, che cosa ne può importare alla gerarchia cattolica?
La Cina è uno stato potente, con milioni di potenziali nuovi fedeli si rivela molto più utile nei rapporti internazionali.
Ecco cosa c’insegna la chiesa cattolica: teniamoci stretti i regimi, anche i peggiori, fin quando ci possono servire, e lasciamo perdere i monaci che pensano e vivono serenamente secondo i loro sani principi rifiutando l’oppressione dell’Impero, in qualunque forma si manifesti.
Questa sarebbe la concezione della fede secondo Papa Ratzinger.
Da oggi ho un nuovo motivo per disprezzare il Vaticano ed i suoi squallidi centri di potere.






L’INDECENZA DEL POTERE

24 10 2007

Dopo un anno e mezzo di governo Prodi, quale conclusione dovremmo trarne? Un bilancio pessimo. Oppure aleggia un pensiero che Gianni Barbacetto ha evidenziato bene nel suo ultimo libro: “vi siete accorti che siamo governati dal centrosinistra”? Credo che la delusione sia diffusa oltre i normali elettori. E non parlo della rivolta degli evasori o della lobby tassisti-farmacisti contro le liberalizzazioni del ddl Bersani (molto meno influenti di quanto si pensasse per incidere a fondo sulla struttura della nostra società) o delle proteste scontate dell’opposizione (il cui unico obbiettivo è far cadere il governo fregandosene del paese, come fece anche il centrosinistra nella passata legislatura). Parlo di una amarezza profonda, nel constatare che poco o nulla è cambiato dopo l’affluenza alle urne. Lasciamo stare l’indulto, di cui tanto si è parlato, il segreto di Stato imposto sul sequestro Abu Omar (che dimostra l’incapacità di realizzare una politica estera autonoma ed indipendente dagli Stati Uniti), il disegno legge Levi per imbavagliare i blog italiani e la libertà d’informazione in rete (neanche Fini e la destra più becera sono arrivati a tanto). Infine la vicenda Mastella-De Magistris, l’ultima pietra miliare di uno scandalo che non possiamo più accettare se avessimo un minimo di dignità civile. Prodi sarebbe disposto a vendersi la madre pur di mantenere il suo governo precario, e questo fa molto male al paese. Lo ha sottolineato anche Giovanni Sartori in un recente editoriale sul Corsera. Non sta scritto da nessuna parte che la maggioranza deve reggersi a forza, con le stampelle, al caro prezzo di cadere in qualsiasi bassezza o mancanza di decenza pubblica. La fiducia posta al Guardasigilli di Ceppaloni ne è l’amara conferma. Una coalizione fragile che cede ai ricatti e si rende protagonista di vicende ignobili, dove il potere corrotto attacca la giustizia e pretende l’impunità assoluta, ottenendola senza troppi sforzi e con largo disinteresse (o impotenza) dell’opinione pubblica. Come ci ricorda acutamente Marco Travaglio, neanche la triade Craxi-Gelli-Berlusconi è riuscita nell’intento di umiliare i servitori dello stato e della giustizia italiana, almeno non con questa raffinata tecnica pacifica. Se Berlusconi ha combinato tanti disastri, almeno in parte lo faceva alla luce del sole e difendeva (a modo suo) le decisioni prese. La Gasparri, la Cirami, la Pecorella, le rogatorie, il falso in bilancio, i condoni edilizi, gli incentivi di stato regalati ai decoder del fratello, la censura e l’occupazione abusiva dell’informazione, erano uno scempio di Stato, ma almeno venivano spiattellati pubblicamente ai cittadini, che così potevano protestare, scendere in piazza, radunarsi nei girotondi e condurre insieme nobili battaglie civili . Il nemico era circoscritto e ben visibile. Invece Prodi si dimostra troppo ambiguo e soporifero. Dà l’impressione che tutto vada bene e non ci siano grossi problemi. Dimostra una tranquilla aria di sufficienza e pacatezza che puzza troppo di marcio. La sua inconsistenza da leader e l’incapacità di tenere a freno gli alleati lo inducono sempre a “sdrammatizzare” e questa è una grave offesa all’intelligenza degli italiani. Nel cuore del paese sta montando una protesta, dal V-Day alla controinformazione libera in rete, che non accetta più le furbizie e le fregature di questa classe politica e vuole davvero cambiare le carte in tavola. Non c’è nessun rischio di terrorismo o ritorno di una dittatura, come qualche ardito commentatore si è spinto a dichiarare, ma solo un’insanabile voglia di giustizia, sicurezza, pulizia morale ed etica di uno Stato di Diritto che non c’è più e che ci vogliono vergognosamente levare. Questo Prodi e compagni lo sanno bene. Se non lo avvertono, o fanno finta di non sentire, allora è giunto il momento che si levino di torno. Per il bene di questa povera patria.