UMILIATI E AFFLITTI…

18 01 2008

Contro tutte le guerre, le armi, le torture, le distruzioni, le sopraffazioni, le privazioni e le umilazioni che schiacciano i nostri sogni.





IPOCRISIA A FILO D’ERBA

5 12 2007

Il sistema calcio italiano, malato come la quasi totalità delle istituzioni nel nostro paese, non poteva inventarsi una buffonata peggiore del “terzo tempo”.

A fine gara le due squadre saranno “obbligate” ad un gesto di fair play imposto burocraticamente dalla Lega a partire dal prossimo anno.
Ma quale razza di cerimoniale ipocrita dovremmo sorbirci noi poveri spettatori passivi?
Umiliati dagli scandali societari, dal doping, dallo strapotere delle lobby televisive e dei ricchissimi club (pieni di debiti), senza considerare la ripugnante violenza di troppi tifosi imbarbariti, adesso ci tocca ingurgitare la messa in scena di una sportività che nel nostro calcio purtroppo non esiste.
Quanto è successo in Fiorentina-Inter è stato bello ed ammirevole per il semplice fatto che è risultato “spontaneo”, non pilotato e tanto meno pre-meditato.
Ha colpito il gesto distensivo che istintivamente i giocatori si sono scambiati a fine gara.
Adesso estendere per direttiva un semplice “segno di pace” a tutti i campi, a tutte le squadre e per tutti i giocatori, se non è naturale e non proviene “dal cuore”, si rivela solamente una patetica sceneggiata.
Il “terzo tempo” è stato definito anche in maniera impropria perchè nel rugby (al quale i nostri guru della Lega si ispirano) indica l’incontro conviviale post-partita ed immagino che venga davvero sentito dai giocatori, che hanno interiorizzato nel tempo questa pratica, perfettamente in sintonia con lo spirito di uno sport tanto duro e macho quanto “corretto”.
Da noi la sportività è solo lontanamente sfiorata e nel calcio si rappresentano i peggiori vizi e gli istinti beceri degli italiani, con qualche lodevole eccezione.
I problemi del nostro calcio sono ben altri, profondi e purtroppo consolidati negli anni, che un semplice fair play da timbro non potrà minimamente scalfire.
Anzi è l’ennesima testimonianza che da noi i veri problemi non si vogliono affrontare per non infastidire la mano invisibile dei poteri forti che regolano e gestiscono tutto nella penombra occulta.




UNA PACE A SENSO UNICO

28 11 2007

La conferenza di Annapolis è stata salutata con grande entusiasmo dai media in generale. Per restare a casa nostra, il Tg2 si è spinto a livelli inverosimili, tracciando paragoni con altri incontri storici (Clinton, Rabin ed Arafat) mentre la conduttrice in grande spolvero affermava che “la pace sarà conclusa entro un’anno!”.
C’è poco da rallegrarsi se consideriamo che il ruolo di mediatore è stato affidato a George W.Bush e Coondoleezza Rice, e che a discutere a parte la Siria ed i soliti “amici” Emirati, siano stati esclusivamente il premier israeliano Olmert ed il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen. Cosa c’è di strano?
Semplicemente si è discusso di pace a senso unico, escludendo i veri interlocutori.
E’ stata ignorata Al Fatah, il movimento politico creato nel 1959 da Arafat, che è stato fino al 2006 la massima organizzazione palestinese nella Striscia di Gaza, membro dell’Olp (“Organizzazione per la Liberazione della Palestina” che riconobbe lo stato di Israele dopo gli accordi di Oslo del 1993 e prima ancora nel 1988).
Alla conferenza è stata messa al bando anche Hamas, l’organizzazione terroristica che però ha vinto “democraticamente” le elezioni legislative del 25 gennaio 2006 ed è tuttora a capo del governo palestinese nei territori occupati della Striscia.
Purtroppo gli Stati Uniti e l’Europa giudicano la democrazia un istituto valido solo quando vincono i nostri amici, esercizio da non applicarsi nel caso di elezioni “scomode”.
Una conferenza di pace che escluda Hamas ed Al Fatah è solo una messa in scena, buona per i fotografi ed i giornali e per qualche servizio televisivo, ma non è in alcun modo una soluzione ragionevole ai difficili problemi del conflitto israelo-palestinese.
Fin dal 1976 gli Stati Uniti hanno bloccato il processo di pace, mettendo il veto su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che suggeriva la creazione di due stati sulla base dei confini internazionali (Linea Verde), che traeva spunto dalla precedente risoluzione n.242 del novembre 1967.
Un nuovo compromesso è stato raggiunto alla conferenza di Taba, in Egitto, nel 2001, ma in quel caso fu il primo ministro israeliano Ehud Barak a far saltare l’accordo quasi raggiunto.
Insomma non si può dire che la coppia Israele-Stati Uniti sia la più accreditata a trovare una soluzione utile alla crisi, considerando anche la situazione di milioni di palestinesi costretti a vivere come profughi, trattati da “stranieri in casa propria”, asserragliati nei lager, divisi da un muro orribile, privati di luce, acqua ed assistenza sanitaria. Un vero genocidio, un nuovo Olocausto contemplato impunemente dagli Usa e dalla Comunità Internazionale.
Tutto questo mentre si organizzano conferenze a senso unico dove gli avversari sono assenti e gli interlocutori decidono per gli altri. Difficile avviare un processo di pace estromettendo chi dovrebbe essere l’altro beneficiario, senza coinvolgere tutte le parti in gioco, nemici compresi. Altrimenti è solo un pretesto per pranzare insieme.
Si obietterà: Hamas non riconosce Israele. In parte è falso, perchè i suoi leader hanno ripetutamente invocato la soluzione dei due stati, anche sulla stampa americana. E’ comunque un movimento dal peso politico enorme, che ha operato anche bene nei territori occupati ed in Cisgiordania, prodigandosi per la costruzione di scuole, biblioteche, ospedali e servizi civili per la popolazione palestinese.
Ma su questo non s’indaga, non si fanno inchieste, non si sprecano pagine d’inchiostro o servizi dei telegiornali.
La verità ufficiale sancisce che ad Annapolis si farà la pace entro un anno.
Ricordate di avvisare i palestinesi però.