IL DANNO E’ FATTO

16 01 2008

Può anche darsi che le dimissioni di Mastella vengano confermate (per adesso sono state solo presentate), ma è troppo tardi per arginare i danni compiuti nei confronti della giustizia a delle libertà di questo paese.
Il Ddl Mastella sulle intercettazioni è stato approvato alla Camera il 17 aprile e adesso passerà al vaglio del Senato (con un parlamento bipartisan schierato compatto per mettere il bavaglio ai giornalisti).
Riassumendo brevemente, la genialata del ministro (speriamo ex, ma poco cambia) prevede un aumento delle sanzioni per i giornalisti (astuta arma ricattatoria nelle mani del potere politico) e vieta anche la pubblicazione, parziale o riassunta, di tutti gli atti d’indagine o intercettazioni telefoniche.
In pratica finchè non si conclude il processo in corso (che in Italia si sa rimanda alle calende greche), la stampa non potrà svolgere il suo ruolo principale nei confronti degli indagati: informare correttamente i cittadini sul contenuto delle indagini e sulle “malefatte” degli imputati, che essendo personaggi pubblici eletti, rappresentano il popolo (anche se la porcata della legge elettorale ha ridotto anche questo elemento fondamentale) e devono rispondere ad esso per la condotta delle loro azioni.
I cittadini hanno bisogno di sapere e di essere informati se i loro politici hanno preso tangenti, corrotto un giudice o commesso illeciti di vario genere (non solo di rilievo penale, anche i comportamenti moralmente deprecabili dovrebbero essere messi a conoscenza della pubblica opinione). Senza considerare le pesanti sanzioni che incombono su quei (pochi) cronisti che fanno bene il loro mestiere (informare i lettori ed i cittadini): rischio di un arresto fino a 30 giorni o di un’ammenda da 10mila a 100mila euro.
Tutto questo sarà possibile grazie al Ministro Mastella.
Se questo disegno di legge passerà anche al Senato, com’è probabile nonostante le ripetute proteste della Fnsi e dell’Ordine dei Giornalisti, potremmo dire di aver assestato un ulteriore colpo al già fragile sistema democratico del nostro paese.




L’INDECENZA DEL POTERE

24 10 2007

Dopo un anno e mezzo di governo Prodi, quale conclusione dovremmo trarne? Un bilancio pessimo. Oppure aleggia un pensiero che Gianni Barbacetto ha evidenziato bene nel suo ultimo libro: “vi siete accorti che siamo governati dal centrosinistra”? Credo che la delusione sia diffusa oltre i normali elettori. E non parlo della rivolta degli evasori o della lobby tassisti-farmacisti contro le liberalizzazioni del ddl Bersani (molto meno influenti di quanto si pensasse per incidere a fondo sulla struttura della nostra società) o delle proteste scontate dell’opposizione (il cui unico obbiettivo è far cadere il governo fregandosene del paese, come fece anche il centrosinistra nella passata legislatura). Parlo di una amarezza profonda, nel constatare che poco o nulla è cambiato dopo l’affluenza alle urne. Lasciamo stare l’indulto, di cui tanto si è parlato, il segreto di Stato imposto sul sequestro Abu Omar (che dimostra l’incapacità di realizzare una politica estera autonoma ed indipendente dagli Stati Uniti), il disegno legge Levi per imbavagliare i blog italiani e la libertà d’informazione in rete (neanche Fini e la destra più becera sono arrivati a tanto). Infine la vicenda Mastella-De Magistris, l’ultima pietra miliare di uno scandalo che non possiamo più accettare se avessimo un minimo di dignità civile. Prodi sarebbe disposto a vendersi la madre pur di mantenere il suo governo precario, e questo fa molto male al paese. Lo ha sottolineato anche Giovanni Sartori in un recente editoriale sul Corsera. Non sta scritto da nessuna parte che la maggioranza deve reggersi a forza, con le stampelle, al caro prezzo di cadere in qualsiasi bassezza o mancanza di decenza pubblica. La fiducia posta al Guardasigilli di Ceppaloni ne è l’amara conferma. Una coalizione fragile che cede ai ricatti e si rende protagonista di vicende ignobili, dove il potere corrotto attacca la giustizia e pretende l’impunità assoluta, ottenendola senza troppi sforzi e con largo disinteresse (o impotenza) dell’opinione pubblica. Come ci ricorda acutamente Marco Travaglio, neanche la triade Craxi-Gelli-Berlusconi è riuscita nell’intento di umiliare i servitori dello stato e della giustizia italiana, almeno non con questa raffinata tecnica pacifica. Se Berlusconi ha combinato tanti disastri, almeno in parte lo faceva alla luce del sole e difendeva (a modo suo) le decisioni prese. La Gasparri, la Cirami, la Pecorella, le rogatorie, il falso in bilancio, i condoni edilizi, gli incentivi di stato regalati ai decoder del fratello, la censura e l’occupazione abusiva dell’informazione, erano uno scempio di Stato, ma almeno venivano spiattellati pubblicamente ai cittadini, che così potevano protestare, scendere in piazza, radunarsi nei girotondi e condurre insieme nobili battaglie civili . Il nemico era circoscritto e ben visibile. Invece Prodi si dimostra troppo ambiguo e soporifero. Dà l’impressione che tutto vada bene e non ci siano grossi problemi. Dimostra una tranquilla aria di sufficienza e pacatezza che puzza troppo di marcio. La sua inconsistenza da leader e l’incapacità di tenere a freno gli alleati lo inducono sempre a “sdrammatizzare” e questa è una grave offesa all’intelligenza degli italiani. Nel cuore del paese sta montando una protesta, dal V-Day alla controinformazione libera in rete, che non accetta più le furbizie e le fregature di questa classe politica e vuole davvero cambiare le carte in tavola. Non c’è nessun rischio di terrorismo o ritorno di una dittatura, come qualche ardito commentatore si è spinto a dichiarare, ma solo un’insanabile voglia di giustizia, sicurezza, pulizia morale ed etica di uno Stato di Diritto che non c’è più e che ci vogliono vergognosamente levare. Questo Prodi e compagni lo sanno bene. Se non lo avvertono, o fanno finta di non sentire, allora è giunto il momento che si levino di torno. Per il bene di questa povera patria.





L’ILLUSIONE DELLA VITTORIA

16 10 2007

“Grillo ha toccato un nervo scoperto”. Sono preziose le parole di Noam Chomsky, intervistato dallo Staff di Beppe (un suo intervento non lo leggo da anni sui giornali italiani), secondo cui “è incredibile che i media prima del V- Day non abbiano mai parlato dell’iniziativa Parlamento Pulito (magistralmente ignorato dalle telecamere della Rai).
Il grande linguista americano conferma i sospetti delle ultime settimane: ovvero che il potere politico ed economico (il primo è solo un’ombra governato in realtà dal secondo) ha semplicemente paura della democrazia, ed interpreta la grande presa di coscienza del popolo dei grillini e di internet come una “minaccia”. Il direttore del Tg2 parla di istigazione al terrorismo, Filippo Facci afferma che il mondo del web pulula di gente ignorante e cafona, i giornali e le tv (culo e camicia con la classe politica) sbeffeggiano il V-Day e ne stigmatizzano la portata innovativa e rivoluzionaria.
Ieri sera a Radiouno, nella popolare trasmissione Zapping condotta da Aldo Forbice, un giornalista che da anni invita sempre gli stessi ospiti (non più di una decina in tutto) escludendo le voci più scomode e libere (ma un intervento di Marco Travaglio, Peter Gomez, Massimo Fini, Beppe Grillo o di qualunque altro personaggio che non rientri nella definizione di “moderato prudente”, cioè lobotomizzato ed innocuo) ho sentito dire addirittura che “la manifestazione di An di sabato ed i 3 milioni e mezzo di voti alle primarie del Pd dimostrerebbero che il popolo del V-Day ( tacciato sempre di “qualunquismo” ed anti-politica) è stato sconfitto e smentito dalla partecipazione attiva dei cittadini.
Quindi se ne deduce che la folla di piazza Maggiore a Bologna non era un sinonimo di malcontento e di democrazia, ma solo l’anti-camera del terrorismo e della dittatura.
Quando invece i cittadini si mobilitano per i partiti, soprattutto buttando all’aria 4 milioni di euro per eleggere una leadership scontata ed inutile, ecco che la coscienza civile è salva, e con essa la democrazia.
Ma dove vivono questi signori?
Il popolo del V-Day non è affatto sconfitto, anzi si è rafforzato ed è più vivo che mai.
Beppe Grillo continua a rincarare la dose e non scenderà in politica, come molti gli chiedono per screditarlo. Il prossimo raduno di massa sarà per l’informazione e ne vedremo delle belle.
Una Rai lottizzata, i giornali come fortezze di privilegi finanziati dallo Stato con fior di milioni, giornalisti stra-pagati per un editoriale insulso con migliaia di giovani precari retribuiti 1 euro a riga.
Ecco la prossima battaglia: una informazione davvero libera e pluralista.
I grillini sono più agguerriti che mai. La casta e tutti i suoi sodali non si illudano.
Per loro i conti non sono ancora terminati.
Anzi, siamo solo all’inizio.

Guarda l’intervista a Noam Chomsky.





SE QUESTO E’ GIORNALISMO

9 10 2007
Il Blog di Beppe è da due anni tra i più cliccati al mondo. Ha sempre scritto cose molto ragionevoli ed importanti, ha svelato misteri, approfondito temi ignorati dai media tradizionali, ha dato voce a centinaia di persone, esperti e gente comune, sui problemi dei nostri tempi.
Ha svolto insomma un ruolo primario nel panorama della triste informazione italiana.
I media l’hanno sempre ignorato e solo ultimamente ne parlano, per convenienza.
L’altro giorno per la prima volta il
Corriere della Sera ha dedicato ad un suo post un articolo tra le prime pagine…Era ora!
Di che si parlava nel testo? Dell’affare
Telecom-Cirio-Parmalat, dei bond argentini, le liste civiche, i condannati in Parlamento, le storie dei lavoratori precari raccolte nel suo libro?
Niente affatto. Naturalmente si riferiva al suo controverso discorso sui Rom.
Ma che strano! Bellamente ignorato per mesi, se non citato di sfuggita per dovere di cronaca, adesso Beppe si trova rappresentato benissimo su uno dei più venduti giornali italiani.
Naturalmente non ho trovato articoli sul suo post del 7 ottobre, dedicato all’attacco di
Sabina Guzzanti al lottizzato Gianni Riotta, e nemmeno sulla solidarietà di migliaia di persone al pm De Magistris.
Questi argomenti non stuzzicano l’appetito delle redazioni.
I giornalisti attenderanno invece un suo nuovo passo falso, e lo pubblicheranno in maniera diligente, ma solo per sputtanarlo a dovere.

Complimenti, questo lo chiamate giornalismo?