QUESTIONI DI BALANCE

15 02 2008

normal_napolitano.jpg

Sinceramente non ho capito bene il monito di Napolitano:

“I politici non sono intoccabili, l’investitura popolare non può diventare privilegio”. Giustissimo.

“I magistrati invece non si sentano investiti di missioni improprie”. E quali sarebbero queste missioni improprie? Indagare i potenti di turno senza cedere ai ricatti delle lobby che gli girano intorno?

Ad esempio sul caso De Magistris-Mastella (ma se ne potrebbero citare a centinaia) qual’è il confine tra l’impunità del potente e il limite del magistrato? A me pare che un pm onesto che faceva il suo lavoro sia stato barbaramente cacciato dallo stesso Ministro della Giustizia sul quale indagava. Sulle false accuse a De Magistris è stato anche scritto qui.

Ma sul caso Mastella? Che ha da dire Napolitano?

Il presidente ha detto due cose ovvie (come del resto il 95% dei discorsi dei Presidenti della Repubblica), ma che si annullano a vicenda ed in sostanza non dicono niente. Sul caso Mastella- De Magistris chi ha ragione e chi a torto per Napolitano? Forse hanno ragione entrambi?

Saranno questioni di equilibrio, la classica inconcludenza della facile retorica.





ETICA CERCASI

2 02 2008

L’altra sera durante la trasmissione Anno Zero, si è veramente constatato quanto in Italia manchi ormai da tempo una concezione “etica” della vita politica e sociale di chi riveste importanti incarichi istituzionali e amministrativi.

Marco Travaglio, raro prototito di giornalista serio e preparato, ha cercato di mettere ordine al caotico dibattito elencando come sempre “i fatti” che sono emersi nell’oscura vita pubblica e privata di Totò Cuffaro.

Il problema è che l’Udc ha spedito in studio un vero kamikaze, il vicesegretario Michele Vietti, con un unico scopo preciso:

Fare caciara continua, interrompere senza un minimo di decenza i propri interlocutori, disturbare, tentare furbescamente di dirottare il dibattito su altri argomenti.

Vietti non incalza mai Travaglio sui fatti, ma sperimenta l’insulto facile, “hai la frustrazione da mancato pm” gli dice, e giù con altre offese personali che nulla c’entravano con le amicizie mafiose del suo padroncino siciliano.

Una strategia pre-meditata, al quale ha dovuto cedere anche lo stesso Travaglio, costretto a rispondere agli attacchi per poi intelligentemente lasciarlo perdere nel suo delirio organizzato.

Fatto stà che i difensori di turno del Cuffaro hanno sfoderato l’unica arma in mano: rispondere alle indagini ed alle condanne della magistratura con il classico appello al terzo grado di giudizio e annessa presunzione di innocenza.

La scontata strategia del paraculismo. In pochi ormai si interrogano sulla “condotta morale” e sulla pessima immagine etica di un politico che governa una regione importante e che si scopre favorire i mafiosi ai danni dello Stato.

Il solo sospetto per mafia dovrebbe mettere tutti d’accordo sull’urgenza di sanzionare e allontanare il sospettato dalle pubbliche istituzione, di isolarlo dal potere di decidere e “gestire” il territorio.

L’inflessibilità dovrebbe agire ancora di più se il personaggio in questione è stato anche condannato per favoreggiamento ai mafiosi e per depistaggio di indagini in corso. Come Totò Cuffaro. Invece i Vietti ed i lacchè Udc di turno (compreso i Casini) non s’indignano, non si vergognano neanche un pò. Anzi difendono a spada tratta il condannato, fino ad attaccare la giustizia, e chi correttamente informa i cittadini sui processi in corso. Una vergogna per il nostro paese.

Se in Giappone i politici si suicidano se scoperti corrotti e se in Inghilterra uomini delle istituzioni rassegnano le dimissioni per non aver versato i contributi alla colf, in Italia neanche i condannati per mafia vanno in galera. Purtroppo finiscono al Senato, e chi fa notare lo scandalo viene tacciato anche di giustizialismo. Un termine che in Europa non capiscono. Quello dei Vietti e dei Casini e di tutta la combriccola (i Ferrara, i Berlusconi, i Battisti, i Latorre, ecc…) non è neanche più garantismo e innocentismo . E’ proprio “preferitismo”. Preferiscono difendere il crimine contro lo Stato, non lo Stato stesso e le sue istituzioni danneggiate.





GIUSTIZIA IN COMA

30 01 2008

Giustizia in coma

Mentre in Italia si discute come al solito di aria fritta (elezioni, referendum, consultazioni, veleni, mortadelle), osserviamo un attimo com’è ridotta la nostra Giustizia, dopo anni di sciagurato berlusconismo-mastellismo-statalismo.

Da un interessante dossier del Libro Verde sulla spesa pubblica (edito dal Ministero dell’Economia) emerge che la spesa dei tribunali negli anni 90 è aumentata del 140%, mentre i magistrati appena del 14%.

Ne consegue che ogni italiano paga in media 67 euro all’anno per finanziare tribunali e procure, tre volte più degli inglesi (22,6 euro), dove però la giustizia funziona correttamente.

Dulcis in fundo la durata media delle cause civili è di circa 2.700 giorni, con i tribunali intasati fino al 2030.

Una situazione davvero vergognosa, tra intoppi burocratici e proroghe infinite, con udienze fissate al 2013.

Uno dei contributi al caos generale è arrivato dal precedente governo di centrodestra con la ridicola legge Fini-Giovanardi sulla droga, che ha prodotto la bellezza di quasi 5.000 procedimenti per consumo di stupefacenti (più delle cause per associazioni a delinquere, che sono 3578).

Mentre in Italia la giustizia si impatana per una legge idiota sulle canne (mentre i colleghi Udc di Giovanardi sono solito dediti ai festini di coca e puttane), il risultato finale è che secondo un analisi della Banca Mondiale, l’Italia occupa il 155° posto (su 17 8) su una classifica stilata sui tempi della giustizia.

Ci stanno facendo un pensierino quelli che in questi giorni pensano di vietare le intercettazioni, punire i giudici che le utilizzano e separare la carriere?