Berlusconi resta insostituibile. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
L’importante è non dare troppa importanza a quello che dice o che fa. L’arma dell’indifferenza è sempre la migliore, soprattutto in chi ricerca la continua visibilità, infischiandosene dell’immagine ridicola e patetica che ne deriva.
E’ incredibile come cerchi di rincorrere le scelte (in parte “innovative”) del Pd di Veltroni, copiandolo come un ragazzino alle scuole elementari. Gli avversari candidano una donna (la Finocchiaro) in Sicilia e lui piazza la Prestigiacomo. Veltroni afferma che nelle sue liste non saranno candidabili i condannati a giudizio per reati gravi (mafia, corruzione e concussione) e lui, accorgendosi che il suo schieramento ne è pieno, s’inventa una formula magica (coniata dal geniale stratega Bondi): non saranno accettati i condannati, tranne quelli per processi politici…
E quali sarebbero questi processi politici? In quale astrusa categoria collegare questa innovativa (neanche tanto) definizione?
I processi All-Iberian, Sme-Ariosto, la condanna di Dell’Utri per mafia, etcc… sono processi politici? Ovvero?
Sarebbe interessante avere qualche delucidazione in merito. Ma è evidente che si tratta di una s…. bella e buona.
Sfogliando Nòva, l’inserto del Sole 24 Ore che si occupa di comunicazione e tecnologie, mi è caduto l’occhio su una pubblicità molto particolare: i nuovi modelli di cellulari con la tecnologia “Easy Criptech”. Lo slogan recita “La soluzione contro le intercettazioni”.
Incuriosito sono andato sul sito della Casper Tech, questa innovativa società nata dal ventre del Politecnico di Torino che pubblicizza i suoi prodotti su uno dei più letti giornali economici italiani, e ho trovato conferma alla notizia per me scioccante.
Da oggi la mafia, la cricca dei Berlusconi, dei corruttori e dei truffatori di ogni genere, avranno un nuovo solido alleato nella lotta per sottrarsi alla Giustizia italiana: la potente tecnologia dei cellulari Easy Criptech.
Ostacolare il lavoro dei magistrati non è mai stato così facile, bastano 999 euro iva esclusa.
Dopo la caduta del governo Prodi abbiamo chiesto alla gente comune cosa ne pensa. In particolare abbiamo esplorato la mitica redazione di TBTV.
Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale e non reale.
L’altra sera durante la trasmissione Anno Zero, si è veramente constatato quanto in Italia manchi ormai da tempo una concezione “etica” della vita politica e sociale di chi riveste importanti incarichi istituzionali e amministrativi.
Marco Travaglio, raro prototito di giornalista serio e preparato, ha cercato di mettere ordine al caotico dibattito elencando come sempre “i fatti” che sono emersi nell’oscura vita pubblica e privata di Totò Cuffaro.
Il problema è che l’Udc ha spedito in studio un vero kamikaze, il vicesegretario Michele Vietti, con un unico scopo preciso:
Fare caciara continua, interrompere senza un minimo di decenza i propri interlocutori, disturbare, tentare furbescamente di dirottare il dibattito su altri argomenti.
Vietti non incalza mai Travaglio sui fatti, ma sperimenta l’insulto facile, “hai la frustrazione da mancato pm” gli dice, e giù con altre offese personali che nulla c’entravano con le amicizie mafiose del suo padroncino siciliano.
Una strategia pre-meditata, al quale ha dovuto cedere anche lo stesso Travaglio, costretto a rispondere agli attacchi per poi intelligentemente lasciarlo perdere nel suo delirio organizzato.
Fatto stà che i difensori di turno del Cuffaro hanno sfoderato l’unica arma in mano: rispondere alle indagini ed alle condanne della magistratura con il classico appello al terzo grado di giudizio e annessa presunzione di innocenza.
La scontata strategia del paraculismo. In pochi ormai si interrogano sulla “condotta morale” e sulla pessima immagine etica di un politico che governa una regione importante e che si scopre favorire i mafiosi ai danni dello Stato.
Il solo sospetto per mafia dovrebbe mettere tutti d’accordo sull’urgenza di sanzionare e allontanare il sospettato dalle pubbliche istituzione, di isolarlo dal potere di decidere e “gestire” il territorio.
L’inflessibilità dovrebbe agire ancora di più se il personaggio in questione è stato anche condannato per favoreggiamento ai mafiosi e per depistaggio di indagini in corso. Come Totò Cuffaro. Invece i Vietti ed i lacchè Udc di turno (compreso i Casini) non s’indignano, non si vergognano neanche un pò. Anzi difendono a spada tratta il condannato, fino ad attaccare la giustizia, e chi correttamente informa i cittadini sui processi in corso. Una vergogna per il nostro paese.
Se in Giappone i politici si suicidano se scoperti corrotti e se in Inghilterrauomini delle istituzioni rassegnano le dimissioni per non aver versato i contributi alla colf, in Italia neanche i condannati per mafia vanno in galera. Purtroppo finiscono al Senato, e chi fa notare lo scandalo viene tacciato anche di giustizialismo. Un termine che in Europa non capiscono. Quello dei Vietti e dei Casini e di tutta la combriccola (i Ferrara, i Berlusconi, i Battisti, i Latorre, ecc…) non è neanche più garantismo e innocentismo . E’ proprio “preferitismo”. Preferiscono difendere il crimine contro lo Stato, non lo Stato stesso e le sue istituzioni danneggiate.
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