DOVE NASCE LA PROPAGANDA
14 01 2008
Se domandaste a una persona comune dove è nata la “propaganda”, la maggioranza vi risponderebbe a colpo sicuro: senz’altro durante il fascismo o il nazismo, o comunque dalle viscere di un pericoloso regime tirannico (magari la Russia zarista o bolscevica). E’ probabile che rimarranno sorpresi nell’apprendere che la “propaganda” è un concetto introdotto e reso effettivo dalle moderne democrazie liberali. Uno dei primi ad usarlo concettualmente fu il wilsoniano Harold Lasswell, uno dei padri fondatori della scienza politica moderna (chi ha frequentato all’università le materie umaniste se lo ricorda bene), che nel 1933 scrisse sull“Encyclopedia of the Social Scienze” un articolo dal titolo “Propaganda”. In sostanza le tesi del liberale progressista studioso americano, erano le seguenti: “Non bisogna soccombere a quei dogmatismi democratici secondi i quali gli uomini sono i migliori giudici dei loro interessi”.
Lo strumento migliore per il controllo e l’indottrinamento era la propaganda, che in realtà non era malvagia se usata da persone nobili e meravigliose (come le lobby ed i potentati economici) che avrebbero guidato le masse caproni incapaci di decidere il loro destino da sole. Infine era necessario assicurarsi che il popolo bue restasse ai margini della cosa pubblica, ben lontano dalla possibilità di prendere decisioni concrete.
Queste idee non erano le astute manovre di politici destrorsi ed autoritari, ma le “brillanti” teorie di intellettuali liberali e progressisti.
Un modo di pensare analogo alle dottrine leniniste e naziste. Il Mein Kampf di Hitler si ispirò liberamente alla propaganda anglo-americana, convinto che la manipolazione dell’informazione fosse stata essenziale per vincere la Prima Guerra Mondiale (amara sconfitta per i tedeschi).
Da allora in molti ci hanno provati, ma restano significative le parole di Chomsky:
“Gli Stati Uniti però restano all’avanguardia, poichè sono la società più libera e democratica e, quindi, quella in cui è più importante mantenere il controllo degli atteggiamenti e delle opinioni”.
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