ETICA CERCASI

2 02 2008

L’altra sera durante la trasmissione Anno Zero, si è veramente constatato quanto in Italia manchi ormai da tempo una concezione “etica” della vita politica e sociale di chi riveste importanti incarichi istituzionali e amministrativi.

Marco Travaglio, raro prototito di giornalista serio e preparato, ha cercato di mettere ordine al caotico dibattito elencando come sempre “i fatti” che sono emersi nell’oscura vita pubblica e privata di Totò Cuffaro.

Il problema è che l’Udc ha spedito in studio un vero kamikaze, il vicesegretario Michele Vietti, con un unico scopo preciso:

Fare caciara continua, interrompere senza un minimo di decenza i propri interlocutori, disturbare, tentare furbescamente di dirottare il dibattito su altri argomenti.

Vietti non incalza mai Travaglio sui fatti, ma sperimenta l’insulto facile, “hai la frustrazione da mancato pm” gli dice, e giù con altre offese personali che nulla c’entravano con le amicizie mafiose del suo padroncino siciliano.

Una strategia pre-meditata, al quale ha dovuto cedere anche lo stesso Travaglio, costretto a rispondere agli attacchi per poi intelligentemente lasciarlo perdere nel suo delirio organizzato.

Fatto stà che i difensori di turno del Cuffaro hanno sfoderato l’unica arma in mano: rispondere alle indagini ed alle condanne della magistratura con il classico appello al terzo grado di giudizio e annessa presunzione di innocenza.

La scontata strategia del paraculismo. In pochi ormai si interrogano sulla “condotta morale” e sulla pessima immagine etica di un politico che governa una regione importante e che si scopre favorire i mafiosi ai danni dello Stato.

Il solo sospetto per mafia dovrebbe mettere tutti d’accordo sull’urgenza di sanzionare e allontanare il sospettato dalle pubbliche istituzione, di isolarlo dal potere di decidere e “gestire” il territorio.

L’inflessibilità dovrebbe agire ancora di più se il personaggio in questione è stato anche condannato per favoreggiamento ai mafiosi e per depistaggio di indagini in corso. Come Totò Cuffaro. Invece i Vietti ed i lacchè Udc di turno (compreso i Casini) non s’indignano, non si vergognano neanche un pò. Anzi difendono a spada tratta il condannato, fino ad attaccare la giustizia, e chi correttamente informa i cittadini sui processi in corso. Una vergogna per il nostro paese.

Se in Giappone i politici si suicidano se scoperti corrotti e se in Inghilterra uomini delle istituzioni rassegnano le dimissioni per non aver versato i contributi alla colf, in Italia neanche i condannati per mafia vanno in galera. Purtroppo finiscono al Senato, e chi fa notare lo scandalo viene tacciato anche di giustizialismo. Un termine che in Europa non capiscono. Quello dei Vietti e dei Casini e di tutta la combriccola (i Ferrara, i Berlusconi, i Battisti, i Latorre, ecc…) non è neanche più garantismo e innocentismo . E’ proprio “preferitismo”. Preferiscono difendere il crimine contro lo Stato, non lo Stato stesso e le sue istituzioni danneggiate.


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