GIUSTIZIA IN COMA

30 01 2008

Giustizia in coma

Mentre in Italia si discute come al solito di aria fritta (elezioni, referendum, consultazioni, veleni, mortadelle), osserviamo un attimo com’è ridotta la nostra Giustizia, dopo anni di sciagurato berlusconismo-mastellismo-statalismo.

Da un interessante dossier del Libro Verde sulla spesa pubblica (edito dal Ministero dell’Economia) emerge che la spesa dei tribunali negli anni 90 è aumentata del 140%, mentre i magistrati appena del 14%.

Ne consegue che ogni italiano paga in media 67 euro all’anno per finanziare tribunali e procure, tre volte più degli inglesi (22,6 euro), dove però la giustizia funziona correttamente.

Dulcis in fundo la durata media delle cause civili è di circa 2.700 giorni, con i tribunali intasati fino al 2030.

Una situazione davvero vergognosa, tra intoppi burocratici e proroghe infinite, con udienze fissate al 2013.

Uno dei contributi al caos generale è arrivato dal precedente governo di centrodestra con la ridicola legge Fini-Giovanardi sulla droga, che ha prodotto la bellezza di quasi 5.000 procedimenti per consumo di stupefacenti (più delle cause per associazioni a delinquere, che sono 3578).

Mentre in Italia la giustizia si impatana per una legge idiota sulle canne (mentre i colleghi Udc di Giovanardi sono solito dediti ai festini di coca e puttane), il risultato finale è che secondo un analisi della Banca Mondiale, l’Italia occupa il 155° posto (su 178) su una classifica stilata sui tempi della giustizia.

Ci stanno facendo un pensierino quelli che in questi giorni pensano di vietare le intercettazioni, punire i giudici che le utilizzano e separare la carriere?





DOPO PRODI…

28 01 2008

Dove ci porterà la caduta del Governo Prodi?

Gli scenari futuri sono davvero surreali…

Intanto conviene fare un breve bilancio su questi due anni di legislatura.

In realtà è cambiato qualcosa rispetto al quinquennio del centrodestra?





AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE

26 01 2008



Non se ne può più. Dopo
Mastella che umilia la Giustizia con il pessimo (per usare un eufemismo) ddl sulle intercettazioni, la cacciata coatta di De Magistris che indagava sui suoi loschi affari, ecco che arriva Berlusconi ad annunciare, con toni da presidente del consiglio, che “vieterà le intercettazioni”.

Mi è venuto un colpo. Poi specifica “Solo nei casi di terrorismo, mafia e camorra: le altre sono invasioni nella sfera privata”. A parte, se proprio vogliamo essere pignoli con le parole, che si è dimenticato della n’drangheta e della sacra corona unita. Ma non è questo il punto.
E’ per chi è indagato per corruzione, concussione e mille altri reati finanziari?
Non esistono più le intercettazioni per costoro?
Qui le cose si fanno ancora più serie e pericolose. Se dovesse tornare sarà il Berlusconi peggiore di tutti i tempi, pronto a fare piazza pulita (cioè sporca) prima di scomparire definitivamente dalla scena (ma con il malloppo in tasca e la merda su di noi).
Dobbiamo evitare tutto questo.
Purtroppo al peggio non c’è mai fine.




LO SCANDALO DI ITALIA.IT

24 01 2008
Il Ministro della Cultura Francesco Rutelli, si è mangiato 58 milioni di euro con i soldi dei cittadini, per un portale online che doveva diffondere l’immagine turistica dell’Italia nel mondo.
Il sito Italia.It dopo un anno ha chiuso i battenti. Ma i 58 milioni di euro che fine hanno fatto?
Parte oggi la rubrica “Scandalo a Corte” del giovedì, che troverete anche sul blog Scandalo a Corte.




MUTO DEVI STARE

23 01 2008


Un’altra delle bufale che hanno raccontato per infangare l’immagine e l’operato di De Magistris è quella secondo cui il pm avrebbe avuto “un rapporto disinvolto con la stampa ed i mezzi di informazione”, contraddicendo in sostanza il profilo sobrio e riservato che il suo ruolo richiede .

Affermazioni del genere sono state avanzate anche da persone intelligenti come Luciano Violante.
Ma come si possono insinuare queste cose?

De Magistris per anni ha portato avanti le sue indagini nella totale riservatezza (quante persone lo conoscevano in Italia prima che scoppiasse la bagarre degli ultimi mesi?), nonostante l’interferenza continua di alcuni deputati con decine e decine di interrogazioni parlamentari, insabbiamenti e calumnie volte ad ostacolare il suo onesto lavoro.
E’ venuto davvero allo scoperto solo quando Mastella ne ha chiesto formalmente l’avocazione e il trasferimento delle sue funzioni, oltre alla minaccia (resa concreta dalla decisione del Csm) di levargli le indagini. A quel punto un magistrato che deve fare? Stare zitto ed accettare l’ingiustizia? Prostrarsi davanti alle istituzioni anche se il suo lavoro è scomodo per il potere?

De Magistris si è semplicemente difeso, e ha provato a farlo pubblicamente, nella speranza di comunicare a buona parte degli italiani le difficoltà e le frustrazioni di un magistrato onesto quando ficca il naso dove non dovrebbe.
Per far capire a tutti che abbiamo un Ministro della Giustizia implicato in loschi affari, che si permette il lusso di decidere quali pm vanno bene e quali no. E’ ancora più ridicolo che a fare la morale a De Magistris sulle sue presenza mediatiche (alquanto contenute poi) siano proprio quei politici e quei personaggi che da anni infestano con i loro faccioni tutti i salotti televisivi, i telegiornali, sempre intervistati sulla stampa, a fare dichiarazioni su tutto lo scibile umano.

Da quale pulpito si intima a un magistrato a cui hanno tappato la bocca, di non esporsi troppo in tv?
Siamo al paradosso più totale, abbiamo davvero perso il senso della realtà.





FALSE ACCUSE

22 01 2008

Tra le accuse mosse contro De Magistris c’è quella di “non aver informato il suo capo, il procuratore Lombardi, sull’iscrizione al registro degli indagati del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, indagato anche per truffa e associazione a delinquere.
E’ perchè De Magistris non avrebbe avvisato il suo superiore di questa decisione?
Semplice: il figlio della compagna di Lombardi è socio in affari con lo stesso Pittelli, e De Magistris temeva che proprio Lombardi potesse essere la famosa “talpa” nella procura di Catanzaro.
Questo smonta anche la seconda accusa rivolta al Pm, cioè di aver favorito la fuga di notizie sulle indagini.
Falso. Ad aver favorito la fuga di notizie potrebbero essere stato proprio Lombardi, implicato nella oscure vicende sulle quali indagava De Magistris.
Di questo retroscena però la stampa non parla. I giornali si limitano a ripetere le motivazioni del Csm, senza affrontare la questione del difficile rapporto di un magistrato agguerrito ed indipendente contro i suoi superiori “coinvolti”. De Magistris dava fastidio anche a quel pezzo di magistratura che non vuole troppo sporcarsi le mani nel combattere certi interessi, ma preferisce il quieto vivere. Questioni di carriera appunto, e di famiglia.





INGIUSTIZIA BIPARTISAN

21 01 2008

Il 7 gennaio avevo trovato una bella notizia che infondeva un pò di fiducia nel tortuso mondo della giustizia italiana.
Adesso purtroppo dobbiamo smentirci.
Il Csm ha deciso di trasferire Luigi De Magistris da Catanzaro ed è stato persino esonerato dal suo incarico di pubblico ministero (quel brutto cattivone).
Purtroppo chi ha minimamente a cuore il paese in cui vive, e soprattutto tenta di guardarsi intorno, per capire, per riflettere, non solo per subire il sistema, non può che rattristarsi e diventare malinconico.
Perchè è un paese che non cambia e non vuole cambiare. Perchè non è una questione di destra e di sinistra (ancora credete nelle differenze?) ma di istituzioni allergiche alla legalità ed alla giustizia.
Gli applausi del Parlamento a Mastella, “a prescindere”, senza conoscere il contenuto delle indagini, la conclusione (semmai ci sarà) dei processi, è semplicemente scandalosa.
Gli attacchi alla magistratura ricordano a sua volta quelli di Berlusconi, nè più e nè meno, e di D’Alema contro il gip Forleo .
Sono fatti con gli stampini.
De Magistris conduceva tre inchieste, due delle quali (“Poseidone” e “WhyNot”) indagavano il losco “comitato di affari” in quel di Calabria, dove erano coinvolti l’imprenditore Saladino, proprietario della Compagnia delle Opere, in una pista che raggiungeva anche il premier Prodi e naturalmente il Guardasigilli Mastella. Quest’ultimo da ministro della Giustizia (ora ex ma poco importa) chiede l’immediato trasferimento del pm che indaga su di lui (ma com’è possibile?) e lo ottiene senza colpo ferire.
Ha ragione purtroppo Salvatore Borsellino quando afferma che ormai per bloccare i magistrati scomodi non occorre più il tritolo ma basta una semplice avocazione o richiesta di trasferimento.
Nel Consiglio Superiore della Magistratura ci sono 8 membri laici su 24 nominati dai partiti, il chè testimonia la difficoltà di decidere sempre autonomamente dalla sfera politica.
Il prossimo post approfondirà le motivazioni adottate per il trasferimento del pm De Magistris, con una pericolosa omissione (che i media in generale hanno poco approfondito) su alcuni aspetti delicati della sua vicenda.
Per il resto non possiamo che restare a bocca aperta.




UMILIATI E AFFLITTI…

18 01 2008

Contro tutte le guerre, le armi, le torture, le distruzioni, le sopraffazioni, le privazioni e le umilazioni che schiacciano i nostri sogni.





IL DANNO E’ FATTO

16 01 2008

Può anche darsi che le dimissioni di Mastella vengano confermate (per adesso sono state solo presentate), ma è troppo tardi per arginare i danni compiuti nei confronti della giustizia a delle libertà di questo paese.
Il Ddl Mastella sulle intercettazioni è stato approvato alla Camera il 17 aprile e adesso passerà al vaglio del Senato (con un parlamento bipartisan schierato compatto per mettere il bavaglio ai giornalisti).
Riassumendo brevemente, la genialata del ministro (speriamo ex, ma poco cambia) prevede un aumento delle sanzioni per i giornalisti (astuta arma ricattatoria nelle mani del potere politico) e vieta anche la pubblicazione, parziale o riassunta, di tutti gli atti d’indagine o intercettazioni telefoniche.
In pratica finchè non si conclude il processo in corso (che in Italia si sa rimanda alle calende greche), la stampa non potrà svolgere il suo ruolo principale nei confronti degli indagati: informare correttamente i cittadini sul contenuto delle indagini e sulle “malefatte” degli imputati, che essendo personaggi pubblici eletti, rappresentano il popolo (anche se la porcata della legge elettorale ha ridotto anche questo elemento fondamentale) e devono rispondere ad esso per la condotta delle loro azioni.
I cittadini hanno bisogno di sapere e di essere informati se i loro politici hanno preso tangenti, corrotto un giudice o commesso illeciti di vario genere (non solo di rilievo penale, anche i comportamenti moralmente deprecabili dovrebbero essere messi a conoscenza della pubblica opinione). Senza considerare le pesanti sanzioni che incombono su quei (pochi) cronisti che fanno bene il loro mestiere (informare i lettori ed i cittadini): rischio di un arresto fino a 30 giorni o di un’ammenda da 10mila a 100mila euro.
Tutto questo sarà possibile grazie al Ministro Mastella.
Se questo disegno di legge passerà anche al Senato, com’è probabile nonostante le ripetute proteste della Fnsi e dell’Ordine dei Giornalisti, potremmo dire di aver assestato un ulteriore colpo al già fragile sistema democratico del nostro paese.




DOVE NASCE LA PROPAGANDA

14 01 2008


Se domandaste a una persona comune dove è nata la “propaganda”, la maggioranza vi risponderebbe a colpo sicuro: senz’altro durante il fascismo o il nazismo, o comunque dalle viscere di un pericoloso regime tirannico (magari la Russia zarista o bolscevica). E’ probabile che rimarranno sorpresi nell’apprendere che la “propaganda” è un concetto introdotto e reso effettivo dalle moderne democrazie liberali. Uno dei primi ad usarlo concettualmente fu il wilsoniano Harold Lasswell, uno dei padri fondatori della scienza politica moderna (chi ha frequentato all’università le materie umaniste se lo ricorda bene), che nel 1933 scrisse sull“Encyclopedia of the Social Scienze” un articolo dal titolo “Propaganda”. In sostanza le tesi del liberale progressista studioso americano, erano le seguenti: “Non bisogna soccombere a quei dogmatismi democratici secondi i quali gli uomini sono i migliori giudici dei loro interessi”.

Come sintetizza benissimo Noam Chomsky nel suo libro-intervista “America, il Nuovo tiranno”, secondo Lasswell i cittadini erano troppo stupidi ed ignoranti per comprendere bene quali fossero i loro autentici interessi. Per venirgli in soccorso, le èlite dovevano controllarli ed indirizzarli, perseguendo il bene dell’umanità.
Lo strumento migliore per il controllo e l’indottrinamento era la propaganda, che in realtà non era malvagia se usata da persone nobili e meravigliose (come le lobby ed i potentati economici) che avrebbero guidato le masse caproni incapaci di decidere il loro destino da sole. Infine era necessario assicurarsi che il popolo bue restasse ai margini della cosa pubblica, ben lontano dalla possibilità di prendere decisioni concrete.
Queste idee non erano le astute manovre di politici destrorsi ed autoritari, ma le “brillanti” teorie di intellettuali liberali e progressisti.
Un modo di pensare analogo alle dottrine leniniste e naziste. Il Mein Kampf di Hitler si ispirò liberamente alla propaganda anglo-americana, convinto che la manipolazione dell’informazione fosse stata essenziale per vincere la Prima Guerra Mondiale (amara sconfitta per i tedeschi).
Da allora in molti ci hanno provati, ma restano significative le parole di Chomsky:

“Gli Stati Uniti però restano all’avanguardia, poichè sono la società più libera e democratica e, quindi, quella in cui è più importante mantenere il controllo degli atteggiamenti e delle opinioni”.