I NEMICI DEL CAMBIAMENTO

7 12 2007

Di Santoro ho un opinione ambivalente: per un periodo l’ho considerato un grande giornalista, scomodo e coraggioso, vittima illustre della censura berlusconiana negli anni bui della nostra informazione (che tra l’altro non ha ancora visto la luce).

Di sicuro si circonda di una squadra di ottimi reporter d’assalto, ha realizzato un bel docu-film “La Mafia è Bianca”, e con AnnoZero mi sembra conduca una buona trasmissione di approfondimento, se paragonata ad i patetici Ballarò, Porta a Porta e Matrix.
Però…
Bruno Pellegrini, come ha scritto sul blog di The Blog Tv, doveva essere invitato ieri alla puntata di Anno Zero per parlare del futuro della televisione, chi per primo ha lanciato in Italia il nuovo modello della tv user generated content e grazie alla sua creatura ha aperto la strada all’innovazione tecnologica, una speranza in più in un mare tristemente melmoso.
Però…
Era tutto programmato, ma il buon Santoro ha deciso all’ultimo che l’ospite adatto a parlare di queste argomenti “caldi”, fosse niente di meno che…Raffaella Carrà!
Allora anche a me cadono sinceramente le braccia, come Pellegrini ha giustamente affermato, e penso che davvero nella nostra Italietta si continuino a chiudere troppe porte alla possibilità di un reale cambiamento.
Sarebbe oltre modo sbagliato cavalcare un’onda di eccessivo pessimismo.
Come ha anche scritto Salvatore, qualcosa si muove, e lo fa con molta energia e vitalità.
E’ il mondo dell’ugc, di chi inventa una nuova informazione dal basso e rovescia i canoni tradizionali del modo di fare comunicazione. Non un più una piramide verticale, con spettatori passivi incollati alla poltrona, ma una struttura fluida, mobile, partecipativa, dove la gente scende in strada, con i videofonini e piccole telecamere portatili, e documenta la “sua” realtà, affossando e mettendo defintivamente alla berlina i “professionisti” della verità ufficial-istituzionale.
Con The Blog Tv stiamo portando avanti questo progetto da più di un anno, nella “calcolata” indifferenza dei grandi media che vedono con crescente e giustificata preoccupazione un fenomeno di per sè potenzialmente rivoluzionario.
Forse ci vorrà un pò di tempo, dobbiamo aspettare.
Il cambiamento può essere vicino.
Ma questo non potrà assolutamente arrivare da chi proviene da vecchie logiche ormai abbondantemente superate.
Ed il buon Michele Santoro è di sicuro tra questi.




IPOCRISIA A FILO D’ERBA

5 12 2007

Il sistema calcio italiano, malato come la quasi totalità delle istituzioni nel nostro paese, non poteva inventarsi una buffonata peggiore del “terzo tempo”.

A fine gara le due squadre saranno “obbligate” ad un gesto di fair play imposto burocraticamente dalla Lega a partire dal prossimo anno.
Ma quale razza di cerimoniale ipocrita dovremmo sorbirci noi poveri spettatori passivi?
Umiliati dagli scandali societari, dal doping, dallo strapotere delle lobby televisive e dei ricchissimi club (pieni di debiti), senza considerare la ripugnante violenza di troppi tifosi imbarbariti, adesso ci tocca ingurgitare la messa in scena di una sportività che nel nostro calcio purtroppo non esiste.
Quanto è successo in Fiorentina-Inter è stato bello ed ammirevole per il semplice fatto che è risultato “spontaneo”, non pilotato e tanto meno pre-meditato.
Ha colpito il gesto distensivo che istintivamente i giocatori si sono scambiati a fine gara.
Adesso estendere per direttiva un semplice “segno di pace” a tutti i campi, a tutte le squadre e per tutti i giocatori, se non è naturale e non proviene “dal cuore”, si rivela solamente una patetica sceneggiata.
Il “terzo tempo” è stato definito anche in maniera impropria perchè nel rugby (al quale i nostri guru della Lega si ispirano) indica l’incontro conviviale post-partita ed immagino che venga davvero sentito dai giocatori, che hanno interiorizzato nel tempo questa pratica, perfettamente in sintonia con lo spirito di uno sport tanto duro e macho quanto “corretto”.
Da noi la sportività è solo lontanamente sfiorata e nel calcio si rappresentano i peggiori vizi e gli istinti beceri degli italiani, con qualche lodevole eccezione.
I problemi del nostro calcio sono ben altri, profondi e purtroppo consolidati negli anni, che un semplice fair play da timbro non potrà minimamente scalfire.
Anzi è l’ennesima testimonianza che da noi i veri problemi non si vogliono affrontare per non infastidire la mano invisibile dei poteri forti che regolano e gestiscono tutto nella penombra occulta.