UNA PACE A SENSO UNICO

28 11 2007

La conferenza di Annapolis è stata salutata con grande entusiasmo dai media in generale. Per restare a casa nostra, il Tg2 si è spinto a livelli inverosimili, tracciando paragoni con altri incontri storici (Clinton, Rabin ed Arafat) mentre la conduttrice in grande spolvero affermava che “la pace sarà conclusa entro un’anno!”.
C’è poco da rallegrarsi se consideriamo che il ruolo di mediatore è stato affidato a George W.Bush e Coondoleezza Rice, e che a discutere a parte la Siria ed i soliti “amici” Emirati, siano stati esclusivamente il premier israeliano Olmert ed il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen. Cosa c’è di strano?
Semplicemente si è discusso di pace a senso unico, escludendo i veri interlocutori.
E’ stata ignorata Al Fatah, il movimento politico creato nel 1959 da Arafat, che è stato fino al 2006 la massima organizzazione palestinese nella Striscia di Gaza, membro dell’Olp (“Organizzazione per la Liberazione della Palestina” che riconobbe lo stato di Israele dopo gli accordi di Oslo del 1993 e prima ancora nel 1988).
Alla conferenza è stata messa al bando anche Hamas, l’organizzazione terroristica che però ha vinto “democraticamente” le elezioni legislative del 25 gennaio 2006 ed è tuttora a capo del governo palestinese nei territori occupati della Striscia.
Purtroppo gli Stati Uniti e l’Europa giudicano la democrazia un istituto valido solo quando vincono i nostri amici, esercizio da non applicarsi nel caso di elezioni “scomode”.
Una conferenza di pace che escluda Hamas ed Al Fatah è solo una messa in scena, buona per i fotografi ed i giornali e per qualche servizio televisivo, ma non è in alcun modo una soluzione ragionevole ai difficili problemi del conflitto israelo-palestinese.
Fin dal 1976 gli Stati Uniti hanno bloccato il processo di pace, mettendo il veto su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che suggeriva la creazione di due stati sulla base dei confini internazionali (Linea Verde), che traeva spunto dalla precedente risoluzione n.242 del novembre 1967.
Un nuovo compromesso è stato raggiunto alla conferenza di Taba, in Egitto, nel 2001, ma in quel caso fu il primo ministro israeliano Ehud Barak a far saltare l’accordo quasi raggiunto.
Insomma non si può dire che la coppia Israele-Stati Uniti sia la più accreditata a trovare una soluzione utile alla crisi, considerando anche la situazione di milioni di palestinesi costretti a vivere come profughi, trattati da “stranieri in casa propria”, asserragliati nei lager, divisi da un muro orribile, privati di luce, acqua ed assistenza sanitaria. Un vero genocidio, un nuovo Olocausto contemplato impunemente dagli Usa e dalla Comunità Internazionale.
Tutto questo mentre si organizzano conferenze a senso unico dove gli avversari sono assenti e gli interlocutori decidono per gli altri. Difficile avviare un processo di pace estromettendo chi dovrebbe essere l’altro beneficiario, senza coinvolgere tutte le parti in gioco, nemici compresi. Altrimenti è solo un pretesto per pranzare insieme.
Si obietterà: Hamas non riconosce Israele. In parte è falso, perchè i suoi leader hanno ripetutamente invocato la soluzione dei due stati, anche sulla stampa americana. E’ comunque un movimento dal peso politico enorme, che ha operato anche bene nei territori occupati ed in Cisgiordania, prodigandosi per la costruzione di scuole, biblioteche, ospedali e servizi civili per la popolazione palestinese.
Ma su questo non s’indaga, non si fanno inchieste, non si sprecano pagine d’inchiostro o servizi dei telegiornali.
La verità ufficiale sancisce che ad Annapolis si farà la pace entro un anno.
Ricordate di avvisare i palestinesi però.


Azioni

Informazione

4 risposte a “UNA PACE A SENSO UNICO”

28 11 2007
Salvatore Ditaranto (17:44:00) :

Scusa Elia, per tua informazione Abu Mazen è tra i fondatori di Al Fath e cmq sulla situazione di Hamas prova a pensare che hanno scatenato una guerra civile nella Striscia di Gaza!
http://it.wikipedia.org/wiki/Mahmud_Abbas

28 11 2007
Elia Banelli (17:50:00) :

Lungi da me ritenere Hamas una organizzazione pacifica e non-violenta, ho scritto che comunque ha operato bene in certi settori ed è stata democraticamente eletta dal popolo palestinese.Quindi se fai una conferenza di pace non puoi che invitarla al dialogo, stesso discorso vale per Al Fatah,soprattutto se anche Abu Mazen è stato tra i suoi fondatori. Questo è un motivo in più per farla partecipare.

29 11 2007
Anonymous (11:02:00) :

In realtà hAMAS non riconosce gli accordi fatti da arafat e olp negli anni passati. Hamas non vuole la pace, http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/esteri/medio-oriente-27/nuovi-scontri/nuovi-scontri.html
è una strategia strana… hanno operato bene dove? Come il leader dell’Iran che come sindaco accudiva gli orfani e le vedove per poi farsi votare… come spieghiamo la povertà in iran se sono tra i maggiori esportatori di petrolio e poi spendono i soldi per il nucleare… non è meglio pensare ai poveri e alle vedove?

29 11 2007
Elia Banelli (16:36:00) :

Hamas, al contrario di Al Fatah, che è stata distrutta dalla sua stessa corruzione, ha veramente fatto qualcosa di concreto per i palestinesi poveri, attraverso la costruzione di ospedali, scuole, biblioteche e servizi sociali per la popolazione.
Israele al contrario ghettizza e distrugge radicalmente ogni speranza di vita dei profughi nei territori occupati.
Io non difendo totalmente Hamas, ma dico che ha il diritto di partecipare ad una conferenza dove si discute di pace e dove si parla del popolo palestinese che, ripeto, li ha eletti democraticamente al governo.
Se parliamo dell’Iran, perchè non parlare anche dell’Arabia Saudita, il maggior alleato americano in Medio oriente e tra i più grandi esportatori di petrolio, che è una teocrazia che tiene in vita la ricchezza stratosferica degli Emiri e la maggioranza della popolazione in povertà.

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