NESSUNA ALTERNATIVA

4 04 2008

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Quando ci si confronta con l’estero emerge ancora di più il nostro provinciale immobilismo.

L’Italia barcolla tra due opposti estremismi, entrambi molto nocivi per la salute del sistema paese. Da una parte l’anarchia economica-imprenditoriale che ruba i soldi pubblici, come documentato benissimo dall’ultima puntata di Report dedicata agli scandali della legge 488 in Calabria e Sicilia, insieme alle stragi sul lavoro (più di 200 morti solo nei primi 3 mesi di quest’anno) conseguenza del lavoro nero e della mancanza di controlli. Questo primo estremismo riflette una colpevole assenza dello Stato e del ruolo di garanzia esercitato dai sindacati.
Il secondo estremismo è emerso nella vicenda Alitalia, stavolta con l’eccessiva presenza dello Stato (soprattutto il governo della coppia Berlusconi-Lunardi) e dei sindacati complici del disastro finanziario della compagnia.
Air-France, che è una azienda seria e solida, si è dovuta scontrare con la tipica rigidità all’italiana, zeppa di estenuanti trattative e farraginosi compromessi, decidendo esausta di abbandonare il tavolo. A questo punto le sigle sindacali, insieme al Governo che spingeva per l’accordo, fanno marcia indietro e cercano di ricucire lo strappo. Anche perché l’alternativa agli esuberi ed al ridimensionamento, sono purtroppo il commissariamento e la definitiva chiusura. A quel punto non sarebbero più 1.600 i disoccupati ma parecchie migliaia.
Da una parte non è giusto che le scellerate gestioni di manager e favori pubblici si riversino soprattutto sui lavoratori (mentre un Cimoli qualunque, dopo aver ampliato ancora di più i debiti dell’Alitalia, se ne va con una pomposa liquidazione da 5 milioni di euro). Però l’alternativa non c’è, e non sarebbe neanche giusto attingere nuovamente alle già erose casse dello Stato (cioè dei cittadini contribuenti).
Insomma o la Francia o si muore. Forse il rigorismo (giustificato) di Spinetta servirà a smuovere di più il molle ventre di un paese abituato troppo a perdere tempo e soldi, come il più pigro dei papponi.
L’Italia deve svegliarsi e reagire.




QUALE MILANO?

2 04 2008

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Solo poche settimane fa l’Espresso ha dedicato una solenne copertina a Milano, dipingendola come una città in fortissima crisi, con un futuro incerto, piena di problemi, con un sistema economico-finanziario non più solido, insomma scenari oscuri e imprevedibili. Tutta colpa ovviamente del sindaco Moratti e del presidente della regione Formigoni (escluso inizalmente il presidente della provincia Penati). Prendendo per buone le rivelazioni dell’inchiesta di allora (parliamo sempre di pochi giorni fa) si rimane parecchio perplessi leggendo ieri un articolo di Oreste Pivetta su l’Unità:
“Il voto di Parigi è un riconoscimento a Prodi, alla sua politica estera e quindi qualche merito spetta anche a Massimo D’Alema e a Emma Bonino“.
Ma dai? Le decisioni sull’Afghanistan del baffino d’acciaio che costarono pure una dolorosa caduta al Senato del Governo Prodi nel 2007, sono state davvero rilevanti per Parigi? Così come la moratoria internazionale sulla pena di morte?
Qual è il collegamento tra le due questioni? E qualcuno si ricorda per caso una mirabile azione condotta da Emma Bonino nei suoi 2 anni di giacenza nel ministero per le politiche comunitarie?
Davvero pretestuosa questa associazione di pensiero, per non dire palesemente inventata.
Ma le righe seguenti sono ancora più eccitanti:

“Milano, la città dei traffici internazionali, di una gloriosa (e ormai chiusa) storia industriale, delle grandi banche, la città capitale del Nord virtuoso e produttivo (leccatina pre-elettorale, questa è una mia aggiunta), il treno che da sempre trascina l’Italia verso l’Europa”.
Verrebbe proprio voglia di rispondere “ma vada via al c…”
Ma come, l’Espresso mi parla di una Milano in aperta crisi, senza identità (in previsione forse di una sconfitta contro Smirne da sventolare elettoralmente contro il centrodestra della coppia Moratti-Formigoni) e 2 settimane dopo l’Unità, restando nell’ottica di giornali “di e vicini” all’area di centro-sinistra, mi esalta Milano capitale economica italiana con tanto di elogi alla coppia Formigoni-Moratti e lodi pindariche a Massimo D’Alema e Romano Prodi?

L’Expo 2015 è una vittoria di tutta l’Italia, ma cominciamo a metterci d’accordo sulla realtà. Ha ragione l’Unità o l’Espresso? Di quale Milano stiamo parlando?




I NEMICI DEL DIALOGO

30 03 2008

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La conversione religiosa è un fatto intimo e personale. E’ risaputo e non si può che concordare. La decisione di Magdi Allam, presa in piena festività pasquale e addirittura per mano del Papa (ma anche i cittadini comuni hanno questo sommo onore?) va nella direzione esattamente opposta. E’ uno sputtanamento mediatico, culminato con il successivo ennessimo attacco alla religione islamica. Il contrario del dialogo, del rispetto e della tolleranza. Peccato per un uomo comunque intelligente come Allam. Se però dovessimo prendere per buona la sua teoria secondo cui l’Islam è solo strumento di morte, contro la vita (intesa alla Giuliano Ferrara?) non si capisce come mai in Italia nonostante un milione di cittadini musulmani (l’Islam è la nostra seconda religione ufficiale dopo il Cristianesimo) ancora non siamo circondati da attentatori sanguinari, bombe esplosive e violenze di massa. I musulmani italiani sono troppo laici? (lo sapevate che esistono anche musulmani cristiani, buddisti, ortodossi, protestanti e atei!!!).
Oppure, come mai il paese con la più alta percentuale di popolazione musulmana (connotato etnico da non confondere ovviamente con “islamico” che riguarda solo la fede religiosa), ovvero l’Indonesia, non è lo Stato più terrorista del mondo? Eppure ci vivono 180 milioni di musulmani. C’è qualcosa che non quadra.
Una certezza rimane: l’esempio di Magdi Allam, pubblico, ostentato, con tanto di accusa diretta, non è di sicuro un passo ulteriore verso la pace ed il dialogo.
Nonostante il rispetto e la solidarietà per un giornalista costretta a vivere sotto scorta e minacciato di morte.




PAR CONDICIO

28 03 2008
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La par condicio di Radio Uno è emblematica. Stamattina durante la popolare trasmissione “Radio Anch’io”, condotta da Giorgio Zanchini, in diretta dalla sede regionale di Palermo, si è parlato della criminalità organizzata. Non solo mafia, ma soprattutto n’drangheta, di nuovo sulla scena dopo la tragica sequela di omicidi di questi giorni nel crotonese.

Numerosi ospiti in studio e particolare attenzione ai movimenti civili auto-organizzati che al Sud conducono un’ampia battaglia su più fronti contro il racket delle estorsioni, il pagamento del pizzo imposto ai commercianti, e che in generale si oppongono ad una piaga che comprime e distrugge lo sviluppo delle nostre bellissime terre.

Da buon calabrese è stato molto importante sentire parlare in una trasmissione pubblica di tanti argomenti così delicati, colpevolmente lasciati sotto tono durante questa campagna elettorale (solo adesso Veltroni ha cominciato a parlarne).

Un dubbio però mi sorge sulla reale buona fede di chi conduce e realizza queste trasmissioni. Che sia solo un modo come un altro per riempire un palinsesto giornaliero. Una conferma l’ho avuta quando il conduttore conclude: “Grazie per averci seguito, appuntamento a lunedì prossimo con ospite Pierferdinando Casini”.

Un personaggio che ha avuto il coraggio (in qualsiasi altro paese sarebbe impensabile) di candidare al Senato un tipo come Totò Cuffaro, condannato a 5 anni per aver favorito alcuni mafiosi (”ma non la mafia”), e che per questo ha festeggiato con i cannoli in piazza e si è meritato un posto da legislatore nel nostro Parlamento di recupero.

Sarei curioso di sentire la trasmissione di Zanchini, per sapere se il conduttore avrà il coraggio, dopo aver dedicato una puntata all’anti-mafia ed alle nobili forze civili che la combattono, di incalzare Casini anche sulle sue candidature e sui suoi referenti politici uddiccìani. Ma credo che sarà difficile. I giornalisti in Rai sono abituati a non fare domande troppo scomode. “Tengo famiglia” si sa.




NON SOLO TIBET

27 03 2008

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“Giova ricordare che in tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti, la repressione pre-olimpica è una tradizione quanto l’accensione della fiaccola.

Nel 1984 il capo della polizia di Los Angeles, Daryl Gates, fece arrestare, con una serie di famigerati rastrellamenti, migliaia di giovani neri prima dell’inizio dei Giochi.

I Giochi di Atlanta del 1996 avrebbero dovuto mettere in mostra i progressi del Nuovo Sud, ma il Nuovo Sud finì per somigliare molto al vecchio con le case popolari rase al suolo per costruire gli impianti sportivi, con i senzatetto cacciati dalle strade e con gli arresti preventivi dei cittadini ritenuti potenzialmente pericolosi per il buon andamento dei Giochi…”

Dave Zirin, The Nation




MEGLIO L’IMPRESA CHE L’ANTI-MAFIA

6 03 2008

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L’ultima perla Veltroniana è stata la canditatura dell’irriverente Massimo Calearo, che anni fa inneggiava tranquillamente allo scipero fiscale, salvo rinnegare tutto in questi giorni per questioni di bon ton elettorale (la sua saggezza l’ha spinto ad affermare che evadere le tasse è sbagliato, ma che sublime pensiero filantropico!).

Tra le sue dichiarazioni spicca quella secondo cui “in Italia si lavora troppo poco, rispetto a Stati Uniti e Giappone”. Aggiungerei anche rispetto alla Cina ed alla Corea del Nord, ma l’elenco sarebbe infinito.

Per concludere chiosa “bisognerebbe lavorare 60 ore settimanali”. Altro che la legge delle 35 ore in Francia (eppure è un paese che cresce molto più di noi, chissà come…).

E’ un’idea fantastica. Peccato che gli stipendi negli Usa ed in Giappone siano almeno il doppio dei nostri, ma questi sono solo dettagli superflui. Eppure Calearo non ha aggiunto “lavoriamo 60 ore ma raddoppiamo i salari”, si è limitato alla prima proposta, dimenticandosi poverino la seconda. Che smemorato!

Ma si, sarebbe il caso di continuare a lavorare 10 ore al giorno (in molti già lo fanno e per necessità superano abbondantemente questa soglia) beccandosi 1000 euro al mese (se ti va bene).

I 183 morti sul lavoro nei primi due mesi del 2008, i precari che non riescono a pagarsi il mutuo o l’affitto, i disoccupati, sono un problema secondario. Cioò che conta è lavurà, lavurà, lavurà! Per ingrassare questo sistema produttivo malato che ci vuole solo felici consumatori la domenica al centro commerciale.

P.s. Il mitico Walter ha presentato il tandem Colannino-Calearo, ma si è dimenticato di candidare Peppe Lumia, il vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Meglio pensare all’impresa, la lotta alla mafia può attendere.

Lavurà, lavurà….




PROCESSI POLITICI

22 02 2008

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Berlusconi resta insostituibile. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

L’importante è non dare troppa importanza a quello che dice o che fa. L’arma dell’indifferenza è sempre la migliore, soprattutto in chi ricerca la continua visibilità, infischiandosene dell’immagine ridicola e patetica che ne deriva.

E’ incredibile come cerchi di rincorrere le scelte (in parte “innovative”) del Pd di Veltroni, copiandolo come un ragazzino alle scuole elementari. Gli avversari candidano una donna (la Finocchiaro) in Sicilia e lui piazza la Prestigiacomo. Veltroni afferma che nelle sue liste non saranno candidabili i condannati a giudizio per reati gravi (mafia, corruzione e concussione) e lui, accorgendosi che il suo schieramento ne è pieno, s’inventa una formula magica (coniata dal geniale stratega Bondi): non saranno accettati i condannati, tranne quelli per processi politici

E quali sarebbero questi processi politici? In quale astrusa categoria collegare questa innovativa (neanche tanto) definizione?

I processi All-Iberian, Sme-Ariosto, la condanna di Dell’Utri per mafia, etcc… sono processi politici? Ovvero?

Sarebbe interessante avere qualche delucidazione in merito. Ma è evidente che si tratta di una s…. bella e buona.

Complimenti per la faccia tosta cavaliere.




PARTE BLISTER!

21 02 2008

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Grandi novità nel variegato panorama dell’user generated content, sempre più visibile non solo sul web ma anche sui canali televivi nazionali, grazie all’intenso lavoro svolto da The Blog Tv, la prima società in Italia che produce format e contenuti ugc.

Domani alle 19.00 partirà un programma tutto speciale, Blister, Pillole dal web, in onda su All Music in compagnia del dj Albertino.

Sarà una grande occasione per i vlogger italiani e non solo di far valere e mettere in mostra la propria creatività.

Insomma liberate la scimmia che è in voi!

Per maggiori info e curiosità andate sul blog di Blister, o direttamente sul sito di Blister su All Music.




QUESTIONI DI BALANCE

15 02 2008

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Sinceramente non ho capito bene il monito di Napolitano:

“I politici non sono intoccabili, l’investitura popolare non può diventare privilegio”. Giustissimo.

“I magistrati invece non si sentano investiti di missioni improprie”. E quali sarebbero queste missioni improprie? Indagare i potenti di turno senza cedere ai ricatti delle lobby che gli girano intorno?

Ad esempio sul caso De Magistris-Mastella (ma se ne potrebbero citare a centinaia) qual’è il confine tra l’impunità del potente e il limite del magistrato? A me pare che un pm onesto che faceva il suo lavoro sia stato barbaramente cacciato dallo stesso Ministro della Giustizia sul quale indagava. Sulle false accuse a De Magistris è stato anche scritto qui.

Ma sul caso Mastella? Che ha da dire Napolitano?

Il presidente ha detto due cose ovvie (come del resto il 95% dei discorsi dei Presidenti della Repubblica), ma che si annullano a vicenda ed in sostanza non dicono niente. Sul caso Mastella- De Magistris chi ha ragione e chi a torto per Napolitano? Forse hanno ragione entrambi?

Saranno questioni di equilibrio, la classica inconcludenza della facile retorica.




LA BUFALA DEI TERMOVALORIZZATORI

14 02 2008

Chiunque sia abituato a trovare soluzioni semplici ai problemi complessi, ad esempio contrastare il dramma rifiuti della Campania costruendo nuovi inceneritori (il termine esatto usato al posto del nobile farlocco “termovalorizzatori”), deve per forza guardare questo video. Per riflettere, per capire ed allargare la propria panoramica mentale.

P.s. Non fidatevi di un tipo come Umberto Veronesi, la sua fondazione è finanziata da aziende che costruiscono inceneritori e contribuiscono a diffondere quei tumori che la sua stessa fondazione poi combatte (un conflitto d’interessi assurdo sulla pelle dei malati).